Paolo Fabbri, l’uomo che si sacrificò per Lussu
Antifascista, il suo nome è famoso per una canzone di Francesco Guccini, ma pochi sanno che senza di lui Giustizia e libertà non sarebbe mai nataPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A volte la storia dimentica ma l’eroismo degli uomini riaffiora dall’oblio. In occasione delle celebrazioni per i 50 anni dalla scomparsa di Emilio Lussu, che avvenne il 5 marzo del 1975, il Centro studi dedicato al fondatore del Partito sardo d’azione ha avviato una serie di iniziative per ricordare l’uomo, il politico, lo scrittore. E cosi ritornano nomi, storie di vita, personaggi che si sono in qualche modo incrociati con il politico di Armungia, uno dei più straordinari del 1900, uomo d’azione ma anche fine scrittore e fiero autonomista.
La canzone
Ebbene. Nel 1976, Francesco Guccini, cantautore, oggi scrittore, pubblicava il suo settimo album: “Via Paolo Fabbri 43”, che conteneva anche l’omonima canzone. “Se solo affrontassi la mia vita come la morte/ Avrei clown, giannizzeri, nani a stupir la tua corte/ Ma voci imperiose mi chiamano e devo tornare perché/ Ho un posto da vecchio giullare qui in via Paolo Fabbri 43”. Così cantava Guccini, che raccontava del suo tempo passato in via Paolo Fabbri, a Bologna. Chissà quante volte è stata cantata quella canzone, quante volte è stato ripetuto quel nome. Ma chi era Paolo Fabbri, quanti lo sanno?
Chi era
Di sicuro chi è stato Paolo Fabbri lo sapeva Emilio Lussu. Perché senza di lui, il mito dell’uomo di Armungia sarebbe stato forse un pochino meno “mito”. Soprattutto quella fuga leggendaria dal confino di Lipari che diede un brutto colpo all’idea di “infallibilità” del fascismo, non ci sarebbe stata.
La storia racconta, infatti, che il 27 luglio del 1929, dopo che altre volte alcuni confinati hanno atteso invano un motoscafo d’altura, finalmente il mezzo arriva. La fuga da Lipari di Emilio Lussu, Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti, tutti antifascisti condannati a trascorrere diverso tempo nell’Isola siciliana, si svolge in piena notte. È un sabato sera e alcuni carabinieri di guardia all’imboccatura del porto notano, all’imbrunire, un’imbarcazione che si avvicinava alla costa ma non ci fanno caso. Forse perché non vedono l’ora che sia domenica, forse perché non hanno voglia di fare tanti controlli, forse perché pensano che si tratti di una delle tante imbarcazioni che transitano nel piccolo scalo di Lipari. Fatto sta che nessuno dà l’allarme o fa ulteriori verifiche.
La fuga
Quell’imbarcazione vista all’orizzonte è un motoscafo d’altura. Al timone non c’è un uomo del regime ma il capitano Italo Oxilia, che già qualche anno prima, esattamente nel 1926, è riuscito a far fuggire Filippo Turati in Francia. Ad accompagnarlo altri due antifascisti: Paul Vonin, che si occupa dei motori, e Gioacchino Dolci, ex confinato a Lipari, un uomo che conosce bene quei luoghi. Il motore è spento e l’imbarcazione scivola silenziosa sul mare. Si attende un segnale, un cenno. E arriva. Ha le sembianze di un uomo che si avvicina a nuoto. Si chiama Paolo Fabbri, è nato nel 1889 a Conselice, in provincia di Ravenna, è da sempre socialista ed è stato dirigente del Movimento contadino nella sua provincia d’origine. Da qualche tempo è al confino a Lipari per le sue idee politiche.
Fabbri vede la barca, si avvicina, saluta e torna indietro ad avvisare che l’imbarcazione è arrivata. Poi un altro uomo, sempre a nuoto, si avvicina alla barca. È Francesco Fausto Nitti, classe 1899, repubblicano. Sono quasi le 21.30 e di lì a pochi minuti arriverà la ronda. Bisogna fare in fretta.
Rosselli e Lussu
Altre due sagome spuntano dal buio ormai fitto. Il primo è Carlo Rosselli, docente universitario, fiorentino, socialista, uno dei leader del partito. L’ultimo è Emilio Lussu, fondatore del Partito sardo d’azione, deputato, mandato al confino dopo che un tribunale lo ha assolto dall’accusa di omicidio, riconoscendogli la legittima difesa, in seguito all’assalto dei fascisti alla sua abitazione, in piazza Martiri a Cagliari il 1° novembre del 1926, quando un giovane squadrista, Battista Porrà, riuscì ad arrampicarsi fino al balcone di casa Lussu e l’ex capitano della Brigata Sassari si difese sparando e uccidendolo.
La rinuncia
I tre sono sull’imbarcazione, aspettano il quarto, Paolo Fabbri, il primo tra loro arrivato vicino al motoscafo e poi tornato indietro per avvertire gli altri. La ronda però si potrebbe avvicinare, Paolo Fabbri viene trattenuto vicino alla riva, fermato da una pattuglia, e non riesce più a raggiungere il Dream V che mette in moto e parte a tutta velocità verso la Tunisia. Il compagno Fabbri copre la fuga degli altri, si finge ubriaco, distrae i militari del regime. Tre uomini ritrovano la libertà, il quarto si è sacrificato per loro. E per questo sarà condannato a tre anni di carcere per complicità nella fuga. Un gesto fondamentale per l’antifascismo italiano: Rosselli e Lussu, nei mesi successivi, approdati in Francia daranno vita a Giustizia e Libertà, che nel dopoguerra confluirà nel Partito d’Azione.
Il sacrificio
I protagonisti di quella fuga, nei mesi successivi, scrivono alcuni libri sul confino a Lipari e sul clamoroso smacco dato al regime. Carlo Rosselli descrive Paolo Fabbri come un “figlio della terra, ne conserva la concretezza e la fruttuosità. Terra bolognese: grassa e generosa”. Parole utilizzate molti anni più tardi proprio da Francesco Guccini per raccontare l’Emilia. “Colono, poi organizzatore di contadini, infine capo della resistenza molinellese – scrive ancora Rosselli – Fabbri è la riprova della vitalità del socialismo. A Lipari si accontentava di fare il lavandaio. Terminato il bucato, Fabbri studiava il francese e leggeva con la stessa energia con cui per tanti anni aveva maneggiato la vanga”.
Morte misteriosa
Una volta terminato il confino, negli anni Trenta, Paolo Fabbri torna nella sua Emilia e più tardi si dà da fare nella Resistenza. Nel dicembre del 1944, quando la Linea Gotica divide in due l’Italia, Fabbri viene inviato a Sud dal Comitato di Liberazione Nazionale dell’Emilia Romagna. Insieme a un altro partigiano, Mario Guermani, è incaricato di contattare i dirigenti del Psiup, il governo dell’Italia liberata e gli alti ufficiali delle forze armate alleate, a iniziare da quelli degli Stati Uniti. La loro missione diventa fondamentale per la liberazione di Bologna sia sul fronte tattico-militare che del finanziamento delle azioni di guerra del Cnl. Mentre cercano di tornare indietro oltre la Linea Gotica, tuttavia, sia Fabbri che Guermani perdono la vita in circostanze misteriose nei pressi di Bombiana. In quel momento non sono da soli: li accompagna una guida montana, Adelmo Degli Esposti, che riesce a mettersi in salvo. I corpi dei due antifascisti vengono ritrovati solo un anno dopo la liberazione quando, su pressione dei familiari, vengono avviate indagini sulla morte dei due partigiani. Il processo contro Degli Esposti, tuttavia, si conclude con un non luogo a procedere.
Di Paolo Fabbri, dunque, oggi rimane il ricordo, l’immagine di un uomo forte e volenteroso, e la consapevolezza che senza di lui, Lussu e Rosselli non avrebbero potuto fare quello che fecero poi in Francia e per l’antifascismo italiano. E poi rimangono diverse strade intitolate a Paolo Fabbri e una bellissima canzone di Francesco Guccini che, forse un po’ involontariamente, ha fatto riemergere dall’oblio la storia di un uomo coraggioso che diede la vita per i compagni e per l’Italia.