Anne Michaels nasce come poetessa e poi diventa una scrittrice di successo grazie al romanzo In fuga (1997), libro che esplora la lunga ombra dell'Olocausto attraverso le storie intrecciate di due sopravvissuti. Il passato poetico emergeva distintamente nella scrittura di Michaels, una scrittura in cui ogni frase mostrava una brillante luminosità cristallina, una capacità evocativa straordinaria che consentiva alla scrittrice di muoversi senza soluzione di continuità tra l'intimo e l'epico, tra realtà e sogno.

Sono qualità che abbiamo ritrovato nell’ultimo romanzo dell’autrice canadese, L’abbraccio (Bompiani, 2026, Euro 18,00, pp. 240. Anche Ebook. Traduzione di Beatrice Gatti)), storia che si dipana per oltre un secolo, dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri.

Le prime scene allestite da Michaels sono ambientate nel 1917. John è stordito da un’esplosione sul campo di battaglia e fluttua tra i ricordi mentre la neve cade: un incontro casuale in un pub vicino al treno, il bagno con la sua amante in una notte d’inverno... Tre anni dopo, tornato dalla guerra nello Yorkshire, ricomincia a lavorare come fotografo e a riprendere una vita quasi normale, per quanto possibile, assieme alla compagna Helena. Ma il passato mai represso torna a lui attraverso i fantasmi che compaiono nelle sue fotografie portandogli messaggi che non comprende. È l’inizio di un viaggio nel tempo e nello spazio, guidato dai ricordi, dalla famiglia, dal desiderio, dalla nostalgia.

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Nel romanzo le scene si susseguono così senza una continuità appariscente dal 1902 al 2025. Le ambientazioni spaziano da un campo di battaglia nella Francia della Prima Guerra Mondiale al North Yorkshire, a Londra, alla Bielorussia e a varie zone di guerra. In ogni luogo e in ogni tempo l’autrice trova occasione perché i suoi personaggi e noi con loro riflettiamo su temi come guerra, distruzione e tirannia. Ritornano poi altre tematiche da sempre care a Michaels: la storia, la memoria, gli effetti del trauma e del dolore nel lungo periodo e il potere dell'amore di lenire anche il dolore più profondo. Michaels continua inoltre ad attingere alle tecniche della poesia e del romanzo lirico. La scrittura è sempre personale, ipersensibile e profondamente interiore.

Michaels lavora su brevi, abbaglianti scene istantanee, simili a collage e persino allucinatorie. Ogni paragrafo è strutturato con la stessa cura di una strofa poetica e i personaggi sono costantemente catturati in situazioni che illuminano la convinzione di Michaels che "siamo nati per affrontare un singolo istante". Come in una istantanea.

Romanzo quindi pessimista o forse iperealista nel suo pessimismo? C’è troppo umanesimo in Michaels perché si giunga a questa conclusione. Tirannia, guerra e distruzione sono onnipresenti, ma lo è anche la speranza. Come dice uno dei protagonisti del libro “nulla fa infuriare di più un tiranno della speranza” perché non si può fare nulla contro un popolo che spera, nonostante le violenze e i divieti. Alla fine, sono proprio le speranze, unite a sentimenti come la bontà e l’amore, a venire tramandate di generazione in generazione, nonostante tutto e tutti. E sono le bontà e l’amore che permettono a un abbraccio di alleviare e forse cancellare anche il dramma più crudele.

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