CRONACA SARDEGNA - GALLURA

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Bimbo segregato ad Arzachena. Confessa la zia: voleva "rieducarlo"

La donna ha ammesso di aver collaborato con i genitori nel tenere prigioniero il piccolo, infliggendogli punizioni raccapriccianti
il tribunale di tempio (archivio l unione sarda)
Il tribunale di Tempio (Archivio L'Unione Sarda)

Una confessione di tre ore davanti al gip Caterina Interlandi, la zia del ragazzino segregato in una villetta di Arzachena ha ammesso le sue responsabilità.

La donna, difesa dal penalista Angelo Merlini, ha risposto a tutte le domande del giudice e ha raccontato diversi episodi avvenuti negli ultimi mesi, confermando la tesi dei pm Laura Bassani e Luciano Tarditi.

Nel corso del lungo interrogatorio sono stati rievocati la segragazione, i maltrattamenti, il digiuno, le punizioni corporali inflitte alla vittima.

La donna avrebbe detto che lei collaborava con la madre del piccolo, un ragazzino di 11 anni, per risolvere i problemi educativi che avevano messo in crisi la famiglia del minore.

La "collaborazione", ha confessato la donna, è consistita in un trattamento da incubo che è tutto documentato in decine di file audio in possesso della Procura di Tempio.

La confessione è stata piena e completa.

Nessun commento, per ora, da parte dei pm e del difensore della casalinga olbiese di 40 anni, Angelo Merlini.

***

ECCO COSA ACCADEVA NELLA "CASA DEGLI ORRORI":

"Neanche gli animali sono come te. Devi fare la fame. Cosa piangi a fare adesso. Mi vergogno di te. Questo deve stare solo come un cane".

Sono alcune delle frasi che sarebbero state rivolte al bambino di 11 anni, vittima di una crudele segregazione e di maltrattamenti degradanti e umilianti avvenuti in una villetta di Arzachena.

Le parole registrate in un file audio, stando alle contestazioni dei pm di Tempio, Laura Bassani e Luciano Tarditi, sono della zia della vittima, la donna arrestata dai carabinieri su ordine del gip Caterina Interlandi.

La donna, 40 anni, olbiese, accusata di maltrattamenti e sequestro di persona, avrebbe sistematicamente registrato sul suo smartphone le conversazioni con il piccolo e con i suoi genitori, arrestati il 29 giugno scorso.

Era lei, secondo i pm, a indirizzare la madre e il padre del bambino, a prescrivere le brutali punizioni e a ordinare la segregazione della stanza dove la vittima ha trascorso ore ed ore al buio, senza libri, giocattoli, cibo e vestiti, senza un letto e sedie.

Si parla anche di 12 docce gelate al giorno e di schiaffi e minacce continue. La vittima aveva raccontato tutto in tre diari, il resoconto delle crudeli vessazioni inizia alla fine del 2018.

I carabinieri, coordinati dal colonnello Davide Crapa e dal luogotenente Antonio Costantini, hanno trovato nel telefono della donna, i riscontri al racconto della vittima.

Non solo: sono stati estrapolati dalla memoria dello smartphone 37 file audio, con voci modificate, che avvertivano il bambino, chiamandolo, di deliranti presenze demoniache. Audio che il piccolo era costretto ad ascoltare.

Nell'ordinanza di arresto la zia del ragazzino viene definita una manipolatrice che, grazie al suo carisma, aveva in mano la famiglia del minore.

Il bambino affrontava la solitudine e la paura rivolgendosi ad amici immaginari, un robot e una ragazza.

Ma i Carabinieri hanno trovato nella stanza degli orrori due lucciole, che il ragazzino considerava le sue uniche compagne.

Il procuratore della Repubblica di Tempio, Gregorio Capassom ha confermato che le indagini non sono concluse.

Il legale della donna, il penalista Angelo Merlini, in attesa di conoscere gli atti dell'inchiesta, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

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