Venite tutti alle Olimpiadi della Furbizia, dove non importa partecipare ma solo vincere, con ogni mezzo: e tanti saluti a De Coubertin (anche se pare che la famosa frase sull’onore della partecipazione non fosse esattamente un’idea sua). Nel 2025 potrebbe vedere la luce una competizione in cui tutto sarà permesso, in particolare il doping: sono stati battezzati Enhanced Games, espressione non facilmente traducibile in italiano perché in inglese enhance vuol dire aumentare, accrescere, migliorare, potenziare. Ma qualcuno lo traduce anche “truccare”.

L’idea di chi li promuove è creare dei Giochi in cui ogni atleta potrà utilizzare tutto ciò che vuole per migliorare le proprie prestazioni. A partire dalle sostanze considerate dopanti dalla Wada, l’agenzia mondiale che combatte il doping nello sport. Pare di capire che saranno consentiti anche i materiali e le tecnologie oggi banditi dalle regolari competizioni (come certi tipi di scarpe super performanti nella corsa, o i costumi speciali che un tempo venivano utilizzati nel nuoto e poi sono stati vietati).

Poche informazioni

Degli Enhanced Games si parla ancora poco e si sa anche meno; saranno articolati, almeno inizialmente, su poche discipline classiche come atletica leggera, nuoto, ginnastica, combattimento, sollevamento pesi. Sul sito ufficiale enhanced.org, a parte l’annuncio roboante nella homepage (“la corsa per la superumanità è partita”), si trovano più che altro delle dichiarazioni programmatiche, e ben poche informazioni di dettaglio. Una delle sezioni più accurate è quella che riepiloga tutti i grandi record sportivi spazzati via dall’antidoping: dalla storica volata di Ben Johnson sui 100 metri piani alle Olimpiadi di Seul, fino alle imprese di Lance Armstrong al Tour de France, sette vittorie poi tutte revocate.

Aron Ping D'Souza in una foto tratta dal suo sito
Aron Ping D'Souza in una foto tratta dal suo sito
Aron Ping D'Souza in una foto tratta dal suo sito

Finora la preparazione di questi Giochi è rimasta abbastanza fuori dai radar dei media, ma nelle settimane che precedono l’inizio dei Giochi di Parigi il tema è ritornato d’attualità. Soprattutto per via dell’intervista, pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, con il 38enne australiano Aron Ping D’Souza, l’ideatore dell’iniziativa, personaggio misterioso che dice di essere un avvocato ma c’è chi nega che lo sia, fa l’imprenditore ma non si sa bene di cosa.

Sta di fatto che la sua proposta di una sorta di Olimpiade del doping ha ottenuto alcuni sostegni importanti: quelli dei miliardari Peter Thiel (il fondatore di PayPal) e Christian Angermayer, titolare della società Apeiron che investe in nuove tecnologie, scienze biologiche e altro ancora. Ma anche del regista Ridley Scott, che avrebbe firmato con D’Souza un accordo per girare dieci episodi di una serie che avrà come oggetto gli Enhanced Games del 2025. Anche se non si sa ancora dove si svolgeranno (il loro promotore confida di chiudere accordi importanti con alcuni stadi europei), né la data precisa.

La collaborazione di Thiel e Angermayer sarà decisiva per finanziare l’avvio degli Enhanced Games, che si annunciano molto costosi: non solo per l’organizzazione che dovrà essere messa in campo, ma anche perché vengono promesse notevoli somme agli atleti che decideranno di partecipare. E ancora di più a quelli che riusciranno a battere i record mondiali “ufficiali”: pare che siano stati promessi almeno 900mila dollari all’ex nuotatore australiano James Magnussen, oggi 33enne, campione del mondo sui 100 metri stile libero nel 2011, se riuscirà a battere l’attuale record del mondo sulla distanza più breve, i 50 stile. Ma il sogno di Aron D’Souza è che durante gli EG si arrivi a stracciare addirittura il primato di Usain Bolt sui 100 metri piani: per chi ci riesce è in palio almeno un milione di dollari. Chiaramente l’intento degli investitori è rifarsi con i diritti televisivi sulle gare.

Adesioni a rilento

D’Souza dice che già molti atleti di alto livello, alcuni ancora in attività, hanno promesso di partecipare alla manifestazione. Al Guardian ha dichiarato di aver già riscosso l’interesse di almeno sei detentori di record mondiali. A parte Magnussen però sono state rese note finora ben poche adesioni ufficiali. In compenso, le autorità sportive hanno già condannato severamente l’iniziativa. La Wada ha parlato di un progetto “pericoloso e irresponsabile”; per Sebastian Coe, ex olimpionico di mezzofondo e ora presidente della Federazione mondiale di atletica leggera, sono solo fesserie (ma lui ha usato un termine più crudo).

Le obiezioni ovviamente sono di tipo etico e sanitario: il doping è considerato una concorrenza sleale, e ancor più un pericolo per la salute. D’Souza ribatte che “lo scopo del progetto umano è sempre stato quello di superare i limiti della nostra umanità”, e che in ogni caso gli EG prevederanno attenti controlli medici, anche lontano dalle competizioni. Inoltre cita spesso un sondaggio anonimo, svolto tra i partecipanti ai mondiali di atletica leggera del 2011, da cui emergerebbe che il 44% di loro aveva in precedenza assunto farmaci capaci di alterare le prestazioni.

Campioni di urina pronti per le analisi nel Laboratorio sul doping (Lad) di Losanna
Campioni di urina pronti per le analisi nel Laboratorio sul doping (Lad) di Losanna
Campioni di urina pronti per le analisi nel Laboratorio sul doping (Lad) di Losanna

Quindi, a suo giudizio, un utilizzo palese e controllato della chimica potrebbe essere anche meno pericoloso di quello clandestino. Discorso molto difficile da accettare, e contestatissimo sotto il profilo delle garanzie per la salute. D’Souza tira dritto, si disinteressa delle critiche e, rinunciando a ogni velo di modestia, paragona la sua intrapresa ad alcune di quelle che hanno segnato la storia dell’umanità, dalla scoperta dell’America alle grandi ricerche scientifiche. Se riuscirà davvero ad aprire una nuova strada nello sport o se sia destinato a un clamoroso flop, lo scopriremo solo tra un anno.

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