Il tempo non ha scalfito la sua bellezza né la sua imponenza. L'Arena di Verona si staglia maestosa in piazza Bra e d'estate apre i cancelli per una stagione lirica che attira migliaia di spettatori. Sulle gradinate e in platea si mescola una molteplicità di lingue, il pubblico arriva da ogni parte del mondo e, biglietto alla mano, cerca il suo posto, ripercorrendo – a ogni passo – secoli di storia. Ma dall'antica Roma a oggi non sembra essere passato un solo istante: merito dell'attenta politica di restauri, che si sono succeduti nel tempo e hanno accompagnato la vita di un monumento a cielo aperto che non ha rivali al mondo. Quel che non è avvenuto a Cagliari, dove ancora si attende la riapertura dell’Anfiteatro alla lirica (e non solo), tra l’altro nei programmi della Giunta Zedda. E, dopo tutti questi anni di abbandono, è ben più di una malinconica speranza.

Lo scenario. A Verona l'ingresso avviene secondo la divisione dei settori e si procede verso i controlli, che aprono la strada verso la meta: scale interne da cui si può ammirare un panorama mozzafiato. Fino ad arrivare all'interno dell'anfiteatro: il bianco, declinato nelle varie sfumature, riempie gli occhi, il fascino del passato si fonde con l'emozione del presente per un'esperienza unica. La visita merita sempre, ma nel periodo della stagione lirica il valore aggiunto è significativo. Inizio agosto: va in scena l'Aida di Stefano Poda, una delle opere che ha incantato le serate dell'estate 2024. Una rivisitazione del capolavoro verdiano in chiave futurista e simbolica, moderna ma con l'eco profonda della memoria antica, che sfrutta gli ampi spazi laterali e fa del cielo un soffitto estremamente evocativo. Gli spazi scenici sono allargati anche all'esterno, dove sono adagiati alcuni arredi della scenografia dell'Aida e delle opere che si susseguiranno nelle altre serate. Alle 18, mentre il brulichio di turisti punteggia ogni angolo della piazza, capita di vedere un pezzo di colonna volteggiare e poi planare all'interno, guadagnando la posizione che merita. Sulla scena vera, quella interna, si staglia una pedana di vetro, a delimitare il palcoscenico. Al centro una mano dalle dita meccaniche, che per ora giacciono inerti ma con la promessa di sorprendere. La pietra levigata accoglie gli spettatori, che possono godere di una seduta stabile e tutto sommato confortevole, ma per i più esigenti, ci sono i cuscini da acquistare, insieme ai ventagli, bene quasi necessario viste le temperature, così come le bottiglie d'acqua naturale: mezzo litro, 3 euro.

Lo spettacolo. Alle 21 lo spettacolo inizia e l'atmosfera suggestiva rapisce il pubblico, che ascolta incantato l'orchestra e assiste alle coreografie di una miriade di ballerini, mimi e figuranti, anima dello spettacolo: sono la personificazione dei pensieri dei protagonisti, che si avvicendano sul palco, alternandosi con il coro che passa da destra a sinistra, spingendo via fisicamente la scena precedente. L'Arena non è un teatro come gli altri: alcune scelte sono obbligate ma non per questo meno brillanti. La scena si svolge sotto l'occhio ammirato di chi si sente parte dello spettacolo e attende con emozione il nuovo atto. Dal centro del palco un fascio di luce si espande per raggiungere distanze non quantificabili, sono le mete dei sogni, dei desideri e di quei sentimenti che Aida e Radames nutrono, mentre intorno a loro imperversa la guerra. Le note della marcia riempiono le orecchie e i cuori, i movimenti sapienti e precisi degli attori danno il senso della folla che accompagna l'evento. E le emozioni si mescolano in un'alternanza di gioia e di dolore: il trionfo e la morte, la vita e la sconfitta interiore. Antitesi che domina la scena e, superando la metafora, sfocia nella vita di ognuno dei presenti.

Colori. L'originalità della versione non lascia indifferenti: la marcia trionfale è rispettosa della classica sfilata, ma lo sfavillio dei colori è un eccesso che soddisfa anche gli spettatori più conservatori. Una piramide di vetro chiude la vicenda, mentre il coro disposto a semicerchio in abiti bianchi, sembra partecipare all'amore impossibile. Una sfera si alza nel cielo, riflette la forza luminosa dei sentimenti. E mentre la tragedia tocca il suo apice, gli innamorati sono portati in un altrove che infonde speranza. La magia di Verdi si amplifica nell'arena di Verona. Uno spettacolo nello spettacolo.

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