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«Chiusi in casa per sicurezza e la polizia presidia le stazioni»

I sardi rimasti nel Regno Unito, tra paure e nuove restrizioni
antonio mulvoni serena vincenzi e roberto roccu (l unione sarda)
Antonio Mulvoni, Serena Vincenzi e Roberto Roccu (L'Unione Sarda)

Altro che calma british, il Regno Unito in queste ore è una nazione nel caos. E la nuova versione mutata del coronavirus, isolata proprio nel paese guidato da Boris Johnson, sembra aver dato il colpo di grazia al precario equilibrio di una popolazione che fin dalla scorsa primavera ha dimostrato di non saper gestire la pandemia.

Lo sta raccontando la cronaca nazionale, lo confermano i sardi emigrati per lavoro oltre Manica e ora nel bel mezzo del ciclone sanitario. Testimoni diretti di una confusione generale che sta travolgendo soprattutto la capitale, dalla quale tutti vogliono fuggire. Gli stranieri cercano infatti un posto (ormai introvabile) su un treno o un aereo che li riporti a casa, mentre i londinesi tentano di fuggire dalla City , puntando verso il nord dell'Isola, lontano dal Tier 4, la zona rossa che ha di fatto chiuso l'area metropolitana capitolina e il sud est dell'Inghilterra.

Massima allerta

Anche Antonio Mulvoni nei giorni scorsi ha pensato di tornare nella sua Assemini per le festività natalizie, desistendo quasi subito dopo il blocco dei voli imposto dal governo italiano. «Troppo complicato trovare un biglietto per l'Isola - dice -, meglio restare qui in attesa che il picco dell'emergenza passi e che la paura per la nuova versione del virus si plachi».

Trentasei anni di età, l'ultimo dei quali trascorso a Londra come manager in una multinazionale attiva nei servizi alle case farmaceutiche, Mulvoni ha abbandonato l'idea di passare le feste con la famiglia e ora preferisce limitare al possibile i rischi di infezione. «Lavoro nel mio piccolo appartamento ed esco solo per le necessità - racconta - qui infatti non tutti usano la mascherina e questo non ti tranquillizza di certo nella vita di tutti i giorni».

Isolamento

Serena Vincenzi, da Oristano si è trasferita in un'azienda alimentare della capitale inglese, cerca di ridurre al minimo i contatti con il mondo esterno ed è ormai rassegnata a trascorre la fine dell'anno lontano da casa. «Ho troppi pochi giorni di ferie per poterli passare in quarantena in Sardegna. Resterò a Londra, dove la confusione e la paura per il nuovo tipo di coronavirus non è palpabile, ma l'inasprimento delle restrizioni ha già creato lunghe file ai supermercati come non se ne sono mai viste da inizio pandemia».

Città a due facce

Roberto Roccu si è messo invece l'anima in pace da tempo. «Io e mia moglie abbiamo rinunciato da settimane al ritorno nell'Isola, sarebbe stato troppo rischioso per la salute dei nostri genitori». Originario di Benetutti e docente al King's College di Londra, Roccu racconta una città dalle mille contraddizioni. «Da una parte hai il ministro della sanità che ammette che il nuovo virus sia fuori controllo e le stazioni presidiate dalle forze dell'ordine, dall'altra però noti un atteggiamento dei cittadini un po' superficiale, a conferma che la mutazione non fa paura. Per di più qui non tutti usano la mascherina e in tanti pensano che l'approccio tutt'altro che rigido del premier, mostrato fin dalla prima ora, abbia col tempo giustificato i comportamenti rilassati che si vedono ora. Una tranquillità apparente, nonostante i numeri su contagi e vittime siano tutt'altro che confortanti»

Luca Mascia

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