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Politica, sostantivo femminile

La carica delle aspiranti sindache
nilde iotti madre costituente e prima donna presidente della camera (foto archivio unione sarda)
Nilde Iotti, madre costituente, e prima donna presidente della Camera (foto Archivio Unione Sarda)

Politica: sostantivo femminile. Ma solo per la grammatica. A scorrere le liste dei candidati e delle candidate sindaco alle prossime elezioni amministrative, la parità di genere è ancora lontana. Su 156 aspiranti primi cittadini, solo una quarantina sono donne, meno di un terzo. Quel terzo che è la soglia minima per legge per i candidati consiglieri. Quasi tutte però sono concentrate nei piccoli e piccolissimi comuni. Sui quattro comuni sardi oltre i 15.000 abitanti ben due, Quartu Sant'Elena (che è anche la terza città della Sardegna) e Porto Torres non hanno neppure un'aspirante sindaca, Nuoro ne ha una (su sette candidati) e Sestu due, una delle quali la prima cittadina uscente. Brilla per assenza di candidate la Gallura con solo quattro in gioco per la poltrona più ambita, due a La Maddalena, una a Tempio e una a San Teodoro. La Sardegna si fregia delle prime sindache d'Italia, eppure le donne elette in Consiglio regionale sono state, nell'ultima tornata, appena otto su sessanta seggi, non c'è mai stata una presidente della Giunta e una sola presidente del Consiglio, Claudia Lombardo (Pdl) tra il 2009 e il 2014.

Tra le città principali solo Sassari e Oristano (e Nuoro per un breve periodo) hanno avuto nella loro storia politica una sindaca. Su scala nazionale però, e in proporzione al numero di abitanti, l'Isola naviga nella fascia alta della classifica, soprattutto grazie alle tante sindache dei piccoli centri, prevalentemente delle zone interne: negli ultimi trent'anni - secondo i dati Anci - il 41,4 per cento dei Comuni sardi è stato amministrato almeno una volta da una donna, dato storico che mette la Sardegna in terza posizione dopo Emilia Romagna e Toscana. Per quanto riguarda, invece, la situazione attuale la Sardegna contava al 2017 63 sindache pari al 16,9 per cento del totale, ottava tra le regioni italiane e prima di gran lunga nel centro-sud.

Claudia Lombardo, prima e unica presidente del Consiglio regionale sardo (Foto Archivio Unione Sarda)
Claudia Lombardo, prima e unica presidente del Consiglio regionale sardo (Foto Archivio Unione Sarda)

LE PRIME DONNE SINDACO Il titolo di prima sindaca sarda, e tra le prime in Italia, è condiviso da Ninetta Bartoli di Borutta e Margherita Sanna di Orune, entrambe elette nelle prime elezioni della storia repubblicana, quelle del 1946, e anche le prime che hanno visto le donne al voto. Ninetta Bartoli aveva studiato a Sassari e aveva iniziato la militanza politica nella Democrazia cristiana. Restò in carica per ben 12 anni. Studi sassaresi e militanza cattolica anche per Margherita Sanna che fu sindaca di Orune per tre legislature e successivamente assessora provinciale. I loro ritratti sono esposti nella Sala delle donne a Montecitorio, voluta dall'allora presidente della Camera Laura Boldrini, dedicate alle Madri costituenti. Bartoli e Sanna sono tra le prime dieci sindache d'Italia e sono in compagnia delle 21 deputate della Costituente, la prima presidente della Camera Nilde Iotti, la prima ministra della Repubblica Tina Anselmi, la prima presidente di Giunta regionale Anna Nenna D'Antonio. Solo pochi giorni fa è stato aggiunto uno dei posti vacanti, che erano simboleggiati da tre specchi, quello di Elisabetta Casellati, presidente del Senato. Restano mai occupati da donne il posto di presidente della Repubblica e presidente del Consiglio dei ministri.

Margherita Sanna (Orune) e Ninetta Bartoli (Borutta) tra le prime donne sindaco in Italia (Foto Unionesarda.it)
Margherita Sanna (Orune) e Ninetta Bartoli (Borutta) tra le prime donne sindaco in Italia (Foto Unionesarda.it)

LE LEGGI Il dibattito sulla rappresentanza di genere e le cosiddette "quote rose" è sempre aperto e divide anche le donne politiche. La questione è ad oggi regolamentata dalla legge 215/2012 che stabilisce che nei Comuni sopra i 5000 abitanti è consentito esprimere due preferenze se attribuite a candidati di sesso diverso e che i candidati di uno stesso sesso non possono superare i due terzi del totale in lista, e dal ddl 56/2014, il cosiddetto decreto Del Rio che impone una rappresentanza minima del 40 per cento per ciascuno dei due sessi. E benché non tutte le giunte lo abbiano rispettato, è proprio questo decreto, per il suo impatto diretto, ad avere influenzato maggiormente la presenza politica delle donne nelle amministrazioni. Dati contenuti e contestualizzati in una puntuale analisi di Anci Lombardia sulla rappresentanza di genere nelle amministrazioni. Se le sindache italiane sono al momento solo il 14 per cento del totale, le assessore arrivano al 43 per cento e le amministrazioni locali sono quelle dove la presenza femminile è più alta.

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