CRONACA SARDEGNA - ORISTANO E PROVINCIA

il delitto

Genoni, freddato con due fucilate.
L'indagato confessa: "Sono stato io"

Francesco Fenu ha ammesso di aver colpito a morte Roberto Vinci e indicato ai carabinieri il luogo dove ha gettato l'arma
i sopralluoghi dei carabinieri nel riquadro la vittima (archivio l unione sarda)
I sopralluoghi dei carabinieri, nel riquadro la vittima (Archivio L'Unione Sarda)

La confessione è arrivata a distanza di un anno e mezzo dal delitto e a 12 mesi dall'arresto. Pochi giorni fa Francesco Fenu, 24 anni, di Genoni, ha ammesso davanti a inquirenti e investigatori: "Sono stato io a uccidere Roberto Vinci".

E' l'ufficialità di quanto già i carabinieri di Isili sospettavano dopo essere intervenuti sul luogo dell'omicidio il 19 agosto 2019.

La vittima, condannata in passato a vent'anni per la rapina alla stazione Q8 di Genoni commessa nel gennaio 2002 (durante la fuga con un complice aveva preso come ostaggio il proprietario Antonio Tuveri, rimasto ucciso nel conflitto a fuoco successivo), una volta tornata in libertà aveva cominciato a occuparsi degli animali che aveva nel terreno alla periferia del paese. Il killer frequentava quelle campagne, lavorava negli ovili della zona. E conosceva Vinci.

La sera di quel giorno quest'ultimo stava rientrando a casa in bici quando qualcuno era spuntato da dietro una curva e, imbracciato il fucile, aveva esploso due colpi centrandolo alla coscia sinistra e al braccio. Vinci aveva pedalato per altri 300 metri prima di cadere e accasciarsi sulla strada. Primo a soccorrere il 48enne era stato un passante che aveva chiamato i carabinieri, ai quali il ferito aveva fatto un nome: quello di Fenu.

I successivi riscontri degli investigatori, tra i quali la prova dello stub (un esame in grado di evidenziare la presenza di tracce di polvere da sparo sulle mani e sugli indumenti di chi, in un arco temporale ristretto, ha utilizzato un'arma da fuoco), avevano confermato i sospetti.

Ora la confessione, durante la quale il ragazzo - difeso dagli avvocati Francesco Marongiu e Luigi Porcella - ha anche indicato il luogo in cui aveva buttato l'arma: il lago Is Barrocus ora scandagliato dai militari. Quale sia il movente all'origine dell'omicidio però ancora non si sa, il riserbo di inquirenti e investigatori è massimo.

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