CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

il processo

Inquinamento a Macchiareddu, si chiude con 11 patteggiamenti

Accordo davanti al gup per i dirigenti e i dipendenti accusati del "disastro ambientale" nella zona industriale

Via libera ai patteggiamenti, il procedimento penale sull’inquinamento e il disastro ambientale nella zona industriale di Macchiareddu va in archivio. A meno che non sia portato a termine l’ordine di bonificare l’area.

È quanto stabilito oggi dal giudice delle udienze preliminari Giampaolo Casula nel processo che ruota attorno alla Fluorsid, azienda specializzata nella produzione di acido solforico e derivati dal fluoro che si è presa in carico la gran parte delle bonifiche con una spesa di oltre 22 milioni di euro.

Chiudono con 23 mesi di reclusione, pena sospesa, i dirigenti e dipendenti della società di Tommaso Giulini e delle aziende a essa collegate, alcuni accusati di smaltimento illecito di rifiuti e inquinamento ambientale: Pasquale Lavanga, ex presidente del cda Fluorsid, e il figlio Michele, ex direttore dello stabilimento; Loukas Plakopitis, responsabile commerciale dei sottoprodotti aziendali; Giuseppe Steriti, funzionario "qualità ambiente e sicurezza" della società; Mario Deiana, responsabile della logistica; Armando Bollani, proprietario della Ineco (società che svolgeva attività per la Fluorsid); Sandro Cossu, responsabile sicurezza e ambiente; Alessio Farci, responsabile del cantiere a Terrasili; Marcello Pitzalis, operaio della Ineco; Giancarlo Lecis, funzionario Fluorsid; Simone Nonnis, dipendente di Bollani.

Società e imputati, in base all’accordo col pm Marco Cocco, devono "ripristinare lo stato dei luoghi" ed evitare si ripeta quanto accaduto, secondo gli inquirenti, fino al 2017: il "deterioramento di aria, suoli e acque sotterranee e superficiali con l'alterazione irreversibile o comunque difficilmente eliminabile dell'equilibrio dell'ecosistema", danni provocati da "stoccaggio all'aperto, movimentazione e lavorazione di materie prime, sottoprodotti e rifiuti» e dalle polveri «inquinanti" lavorate dall'azienda che il vento aveva "depositato nelle aree abitate, in quelle destinate all'agricoltura e all'allevamento, nelle acque superficiali".

"La società, leader mondiale nel proprio settore, della quale è stata riconosciuta l’estraneità ai fatti che formano oggetto del procedimento, prosegue il già programmato piano di crescita con ingenti investimenti in Sardegna", ha sottolineato l’avvocato Guido Manca Bitti, "quanto all’udienza non si entra nel merito di decisioni che ogni singolo interessato ha adottato. Sotto il profilo giuridico ci si limita a osservare che un accordo di patteggiamento non significa ammissione di responsabilità".

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