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Il boss

Cutolo e la detenzione all'Asinara

Il capo della nuova camorra organizzata arrivò sull'isola nel 1982
raffaele cutolo (foto archivio l unione sarda)
Raffaele Cutolo (foto archivio L'Unione Sarda)

"Io sono Dio". Si era presentato così Raffaele Cutolo all'avvocato Giannino Guiso appena incontrato nella sala colloqui del carcere dell'Asinara. Era il 1982, il potente capo della Nuova camorra organizzata (Nco), peraltro creata proprio nelle patrie galere da Don Raffae', era stato trasferito da pochi giorni in Sardegna. Ad Ascoli, infatti, dove era stato rinchiuso dopo una latitanza durata meno di due anni, faceva il bello e il cattivo tempo, cioè, comandava lui e disponeva del suo esercito di giovani camorristi esattamente come se vivesse all'esterno.

A sollecitare che Cutolo scontasse la pena all'Asinara era stato lo stesso presidente della Repubblica Sandro Pertini, a conoscenza del suo influsso nefasto in mille oscure vicende del nostro Paese, dal sequestro di Aldo Moro a quello di Ciro Cirillo, entrambi compiuti dalle Brigate Rosse. Ma questa è un'altra storia. Ciò che invece interessa ricordare, è la figura di Cutolo e cosa ha comportato per la Sardegna durante i quattro anni trascorsi a "transito vecchio". Intanto, molti non lo sanno, il suo approdo nell'isola carcere era stato accompagnato da una nutrita schiera di fedelissimi che si insediarono tra Porto Torres e Sassari in alberghi e in qualche appartamento.

Raffaele Cutolo (foto archivio L'Unione Sarda)
Raffaele Cutolo (foto archivio L'Unione Sarda)

Alcuni di questi scagnozzi cutoliani, per non perdere le insane abitudini campane, avevano pensato di intimidire i commercianti per farsi pagare il pizzo e tenersi in allenamento con l'attività principale. Non avevano fatto i conti con i sardi. Il loro errore di valutazione si tramutò presto in una resa. Qualche scugnizzo prese cazzotti e calci nel sedere. Una sconfitta imbarazzante ma la cosa finì lì. Nessuno riprovò mai più a fare il gradasso in quella che era una "terra anzena", straniera.

Si diceva che fosse stato Don Raffae' in persona a intervenire chiedendo ai suoi di tenere un basso profilo, ché già bastavano i guai giudiziari di 'O Professore, il soprannome dato a Cutolo all'inizio del suo soggiorno in carcere a Poggioreale (era l'unico a saper leggere e scrivere). Da allora in poi, le truppe camorriste si limitavano a fare da guardaspalle ai familiari del boss che andavano a trovarlo. Oppure, a seguire il già enorme corteo di auto e cellulari delle forze dell'ordine che trasferivano l'importante detenuto per qualche processo. Un piccolo esercito che doveva garantire la sicurezza a 'O Professore.

"Una volta era fuori di sé - ricorda Giampaolo Cassitta, educatore del carcere - perché non aveva ricevuto le audiocassette con le canzoni di Mario Merola e Nino D'Angelo, i neo melodici che andavano per la maggiore a Napoli. Essendo sottoposto a censura, quelle cassette dovevano essere ascoltate. Spettava a me, ma non avendo alcuna intenzione di subire una tortura simile, ascoltavo tutt'altra musica, affidai il compito a un sottufficiale dei carabinieri. Vedevo la sua sofferenza mentre, con le cuffie in testa, ascoltava ore e ore di registrazioni. Alla fine consegnammo a Cutolo le cassette e lui si rasserenò e ci ringraziò".

Nel 1983, Raffaele Cutolo, allora 42enne, sposò Immacolata Iacone, 19 anni, di famiglia camorrista, nella chiesa di Cala d'Oliva. La cerimonia, celebrata da don Giorgio Curreli, storico cappellano dell'Asinara, inevitabilmente fece scoppiare un mare di polemiche. Dell'evento si disse che rimasero poco più di trenta immagini fotografiche ma nessuno le ha mai viste. Alla giovane moglie, con la quale grazie alla fecondazione assistita ebbe una figlia, disse: "Hai sposato un morto". Voleva sottolineare la durezza del trattamento carcerario che, già all'epoca, trovava disumano e profondamente ingiusto.

Un altro problema per il boss era la solitudine. In ogni caso, il boss di Ottaviano, dalla Sardegna voleva andare via. A trovarlo in carcere andarono anche diversi parlamentari e a loro don Raffae' rivolgeva la stessa preghiera. Che, dopo tanto penare, venne accolta nel 1986. Cutolo venne trasferito a Cuneo e, successivamente, in altri istituti. Ma ormai la sua organizzazione era stata distrutta. Le lotte intestine, le inchieste giudiziarie (famoso la maxi operazione del 1983 quando furono emessi quasi 900 mandati di arresto per altrettanti affiliati alla Nco, compreso quello per Enzo Tortora, ingiustamente accusato da alcuni falsi pentiti) e l'accerchiamento nemico non lasciò scampo alla Nuova camorra organizzata.

Classe 1941, Raffaele Cutolo uccise un giovane nel 1963 solo per aver rivolto pesanti apprezzamenti alla sorella. Venne subito arrestato e da allora, fatta eccezione per due evasioni e due brevi periodi di latitanza (1970/1971 e 1978/1979), la sua vita trascorse all'interno di una cella carceraria. Che fosse a Cuneo o ad Ascoli, all'Asinara o a Poggioreale, la sostanza non cambiava. 'O Professore è morto tre giorni fa, ma in realtà aveva ragione lui: era morto da tempo.

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