L’Isola bianca: 40 anni fa la nevicata del secolo
Da giorni i fiocchi avevano ricoperto l’Italia e il resto della Sardegna, poi il 9 gennaio 1985 anche Cagliari si risvegliò sotto una coltre candida: l’euforia dei ragazzi nelle strade mise in secondo piano i disagiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Fu l’evento che unificò l’immaginario collettivo di un’intera generazione. Chi ha superato i 50 anni, o perlomeno li sfiora, non può aver dimenticato quel gennaio del 1985 in cui la neve ricoprì tutta l’Italia, isole comprese, paralizzandola per giorni e giorni. Anche Cagliari, città del sole se ce n’è una, si risvegliò un mattino tutta bianca, e come il resto della Sardegna andò in tilt. Fu in effetti una settimana di disagi, ma soprattutto chi era adolescente la ricorda come una sorta di incantesimo, una sospensione del tempo normale – perché tutte le attività consuete, a partire dalla scuola, vennero interrotte – e anche dello spazio, dato che la coltre candida ridisegnava città e paesi, cancellava i confini tra strade e marciapiedi, creava un paesaggio nuovo e irriconoscibile.
Sono passati quarant’anni: ma se a qualcuno sembra di sentire ancora nelle mani la sensazione delle palle di neve, o sul volto il freddo pungente appena usciti di casa, è perché da allora l’Isola non ha più registrato una simile ondata di gelo. Che sia colpa del riscaldamento globale o del caso, sta di fatto che chi è nato dopo gli anni ’70 del secolo scorso non ha mai visto nevicate neanche lontanamente paragonabili a quella, e ascolta i racconti di chi c’era con la stessa sensazione di estraneità provocata dalle descrizioni di remote ere glaciali.
L’anticiclone atlantico
Cagliari fu l’ultimo baluardo a capitolare sotto l’assedio della neve, che nel frattempo l’aveva accerchiata avanzando in tutta la Sardegna. Nel capoluogo i fiocchi iniziarono a cadere attorno alle 22 dell’8 gennaio 1985: la mattina dopo, dalle finestre si vedevano solo scenari da vacanza alpina. L’annuncio di un periodo di temperature molto rigide, però, risaliva agli ultimi giorni del 1984. E dire che, fino a pochi giorni prima, si era trattato di un autunno più mite del solito. Proprio il caldo anomalo del periodo sarebbe stato però all’origine di un crollo così brusco delle temperature. Si creò un forte anticiclone sull’Atlantico che si estese sul nord Europa, fino alle isole Svalbard, in qualche modo spodestando e spingendo verso sud l’aria fredda di origine polare. Il termometro arrivò a segnare, in quei giorni, 14 gradi sotto zero a Milano, 13 a Torino, 11 a Roma, addirittura meno 23 a Firenze. Circostanze così insolite da riuscire a derubricare, nelle prime pagine dei giornali, lo choc in cui era piombato il Paese dopo la strage del rapido 904: il treno Napoli-Milano su cui, il 23 dicembre, era esplosa una bomba di probabile origine mafiosa durante il transito nella galleria appenninica, provocando 16 vittime.
Per quanto riguarda le temperature, in confronto al resto d’Italia alla Sardegna andò benino: i valori negativi nei centri vicini alle coste si fermarono perlopiù ai meno 2 o meno 3 gradi di Sassari, Alghero, Cagliari, Bosa e così via. La situazione però risultò aggravata dalla serrata dei distributori di carburante e dei rivenditori di gas, legata a una lunga vertenza nazionale, che lasciò molte case senza riscaldamento.
Col nuovo anno finì la serrata, ma iniziò il grande freddo. A partire dal 2 gennaio l’Isola fu spazzata da raffiche di maestrale fino a cento chilometri all’ora, che causarono gravi problemi ai traghetti, e la neve inizialmente ricoprì i rilievi montuosi rendendo impercorribili i valichi stradali del Nuorese. Poi il manto bianco discese gradualmente alle quote inferiori: venerdì 4 si verificò il primo grande ingorgo sulla Carlo Felice, circa sei chilometri di auto bloccate a Campeda, mentre nelle zone collinari e costiere si alternavano grandine e nevischio.
Alla ripresa delle scuole
Per circa 48 ore la situazione sembrò stabilizzarsi, almeno in Sardegna, mentre nella penisola e nell’Europa centrale il clima rigido mieteva alcune vittime. Poi l’ulteriore peggioramento anche nell’Isola. Lunedì 7 gennaio riaprirono le scuole dopo le vacanze di Natale, ma a Sassari e nella provincia gli studenti entrarono in classe solo per un giorno: già all’uscita dalle lezioni la nevicata aveva assunto proporzioni tali che gli istituti vennero poi tenuti chiusi quasi ovunque per tutta la settimana. Si imbiancarono anche Alghero e Castelsardo, Santa Teresa di Gallura, poi Bosa, e contemporaneamente i monti intorno a Cagliari.
Dalla serata di martedì 8, come detto, la neve si ripresentò nel capoluogo dopo un’assenza di 18 anni, colorando di bianco anche Assemini e gli altri centri vicini, Iglesias e il Sulcis, persino Carloforte, e ancora verso nord buona parte del Campidano e pure Oristano. Le cronache dell’Unione Sarda raccontano la giornata di mercoledì 9 come una festa collettiva per i cagliaritani, in cui non solo i giovani, liberi a causa della chiusura delle scuole, ma anche molti adulti corsero in strada per approfittare dell’occasione più unica che rara. Monte Urpinu diventò la meta preferita di chi improvvisava scivolate con i mezzi più avventurosi (tavolini, assi da stiro e così via), così come, a Sassari, la discesa di via Asproni davanti al museo archeologico; il Poetto, con i suoi casotti e lo sfondo della Sella del Diavolo, costituì lo scenario preferito per le foto-ricordo dell’evento. Non mancò la corsa ad aggiudicarsi le poche catene da neve disponibili nei negozi specializzati, ma il traffico a Cagliari rimase comunque pressoché azzerato, anche perché neppure i mezzi pubblici riuscivano a garantire in sicurezza tutte le corse.
Ma nel centro dell’Isola la situazione era molto meno divertente, soprattutto nelle campagne del Nuorese dove molti pastori si trovarono isolati mentre cercavano di recuperare il bestiame. Uno di loro, a Fonni, fu ritrovato morto, probabilmente vittima del gelo. Moltissime aziende agricole e zootecniche subirono danni pesanti. L’intervento della protezione civile e dell’esercito fu decisivo per portare soccorsi e rifornimenti a chi veniva bloccato dalla neve. E anche quando, verso la fine della settimana, la situazione meteorologica iniziò a migliorare, le zone interne dell’Isola continuarono a soffrire. Come del resto una gran parte del territorio italiano: mentre da Cagliari ad Alghero si tornava alla vita normale, soprattutto nel Mezzogiorno il maltempo e i disagi (col loro prevedibile seguito di polemiche) durarono ancora per un po’. Restituendo alla Sardegna lo scettro della terra del sole per eccellenza.