"Per una lira/ io vendo tutti i sogni miei/ per una lira/ ci metto sopra pure lei/ È un affare sai/ basta ricordare/ di non amare/ di non amare".

Cantava così l'indimenticato Lucio Battisti. Erano gli anni Sessanta, da oltre cento anni la lira era l'unica ammessa nei portafogli degli italiani. Perché con l'unità (1861) venne messa in circolazione la "lira italiana" e un anno dopo un decreto vennero mise fuori corso tutte le altre monete. Era il 1862, precisamente il 24 agosto. Proprio 158 anni fa.

Lucio Battisti (Archivio L

Amata, com'è chiaro, da tutti gli italiani, cantautori compresi. Non è raro, infatti, trovare nella storia della canzone nazional-popolare testi che celebrano la moneta mandata in pensione con l'arrivo dell'euro e che dal primo marzo 2002 ha smesso di circolare. Per sempre.

Ai nostalgici resta il suo ricordo e non solo nei cassetti che custodiscono le collezioni degli appassionati di numismatica. La musica, dicevamo: ecco alcuni dei brani più famosi tra quelli che alla lira hanno dedicato le proprie note.

DAMMI CENTO LIRE Negli anni in cui il decreto regio la promuoveva a regina dei mercati, si diffondeva il canto intonato da chi attraversava l'oceano per cercare una vita migliore, il ritornello faceva così: "Mamma mia dammi cento lire/ che in America voglio andar/ Cento lire te le darò/ ma in America no no no". Su Youtube sono numerose le versioni della canzone alla quale vengono abbinate immagini di un'Italia ormai lontana: i volti scavati dalla povertà, le valigie di cartone in mano. Intere famiglie schierate davanti all'obiettivo del fotografo che immortalava l'imbarco alla volta della terra promessa.

A rinverdire il ricordo del canto intonato dagli emigrati di tutta Italia, alcuni decenni dopo è stato il Quartetto Cetra con una versione pop con tanto di introduzione che fa così: Questo canto popolare racconta la storia di una ragazza che viveva alla Rosa Bianca. Mentre sua madre la pettinava lei cantava "Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andare".

Il Quartetto Cetra (Archivio L

Qualche decennio dopo però, le cento lire sufficienti per coronare il sogno degli emigrati di fine Ottocento non bastano più. E allora come dimenticare la casettina e la mogliettina giovane e carina che Gilberto Mazzi era sicuro di potersi conquistare nel 1939 con Mille lire al mese? "Se potessi avere/ mille lire al mese/ senza esagerare, sarei certo di trovare/ tutta la felicità". Un swing rivisitato da molti anche in tempi più recenti. Solo su Spotify sono disponibili le versioni di Concato, Bosso e Mazzariello dall'album "Non smetto di ascoltarti", quella della Tintinette swing orchestra e quella di Bruno Lauzi, per citare le prime della lista.

AL PASSO COI TEMPI A segnare l'evolversi dei tempi all'inizio del nuovo millennio è stato Daniele Silvestri con la sua "1000 euro al mese". Stesso motivetto ma diversa moneta per il cantautore romano che aggiorna anche temi e strofe, la seconda fa così: "…E non è piccola la sfida querida/ Disperso in questo angolo d'Europa unita/ Ti metto la valuta in una busta/ La spedirò per posta/ Ma poi non basta mica/ Se tu sapessi quanto costa la vita/ Sapessi quant'è faticoso riuscire a tenerla pulita/ Domani cercherò di nuovo casa, qualcosa/ Prima o poi capiterà".

A far suonare la lira nelle radio d'Italia nel 1981 però era stato anche Sergio Endrigo con la sua "Mille lire", questo l'incipit del testo: "Ragazzina che mi salti addosso/ in agguato al semaforo rosso/ per mille mi offri due rose/ fazzoletti di carta e mille cose/ e io distratto e stanco di guidare/ senza volere mi metto a ricordare/ mille lire del tempo che fu/ molto prima che nascevi tu/ mille lire mille lire di una volta/ la prima volta che le ho viste tutte intere/ ho capito che la vita era a una svolta/ che mi aprivano tutte le frontiere/ mille lire mille lire avventuriere/ mille lire colorate rosso e paglia/ mille lire grandi come una tovaglia era uno scherzo bruciarle in minuto/mille lire mille lire e ti saluto".

Solo qualche esempio per celebrare in musica l'anniversario della moneta che ha cullato il miracolo economico degli anni Cinquanta-Sessanta e che, forse anche per questo, conta ancora molti nostalgici.
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