«No, non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata».

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio in un incontro per il sì al referendum sulla giustizia a Torino blinda la suo capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, che ha definito la magistratura «plotoni di esecuzione». «Sono certo che si chiuderà con un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero».

Anche FdI fa quadrato intorno a Bartolozzi: da parte sua, al momento, non sono in arrivo scuse pubbliche, e il caso «verrà gestito internamente», fanno sapere fonti di governo. Un'uscita che comunque non è piaciuta per niente alla premier Giorgia Meloni, fortemente contrariata. Bartolozzi «deve tenere a freno la lingua», una delle considerazioni che si fanno all'interno dell'esecutivo in queste ore, mentre la polemica continua a essere al centro del dibattito in vista del referendum sulla giustizia. Non sono però in vista decisioni drastiche.

Le dichiarazioni di Bartolozzi, che risalgono al 7 marzo, ieri hanno fatto cambiare protagonista e traiettoria allo scontro di giornata. A fine febbraio, alla capo di gabinetto del ministro è stato notificato l'atto di chiusura delle indagini per il reato di false comunicazioni ai pm, nell'ambito della vicenda Almasri.«Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci - ha detto la capo di gabinetto del Guardasigilli in un dibattito su una tv siciliana, TeleColor - Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». «Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie», ha detto Bartolozzi a TeleColor. Per poi aggiungere: «Io ho un'inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese. Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?». Qualche ora più tardi, ha chiarito: «Fin dall'inizio della trasmissione ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa. Nel corso del dibattito ho più volte precisato che la gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti, che lavorano nel silenzio della aule e che non cercano ribalte. Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema». 

La collaboratrice del ministro «dovrebbe immediatamente dimettersi - hanno detto i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - E, se non lo fa, dovrebbe essere il ministro Nordio a cacciarla seduta stante». 

(Unioneonline/D)

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