Dopo quasi due mesi di tira e molla, tra ammiccamenti e passi indietro, e con quel terzo incomodo ingombrante che risponde al nome di Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio chiude (definitivamente?) il forno leghista.

"Sono passati circa 50 giorni, abbiamo provato in tutti i modi a trovare un contratto di governo con Salvini, ma lui e la Lega hanno deciso di condannarsi all'irrilevanza per rispetto del loro alleato, invece di andare al governo nel rispetto degli italiani. Ora voglio dirlo ufficialmente: per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui, è chiaro che un governo con il centrodestra non è più un'ipotesi percorribile", dichiara il capo politico pentastellato al termine dell'incontro con il presidente della Camera Roberto Fico nell'ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Di tutt'altro tono invece le parole riservate al Pd e a Maurizio Martina: "Con il Pd ci sono profonde differenze e anche dei trascorsi da non ignorare, ma sui temi ci siamo. Ora chiediamo ai dem di venire al tavolo per verificare i presupposti. Abbiamo apprezzato le parole di Martina, vanno nella direzione di un'apertura: noi sui temi ci siamo, per firmare un contratto di governo per il cambiamento di questo Paese, senza rinunciare alle nostre battaglie, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla corruzione". Il contratto, specifica Di Maio, dovrà essere ratificato dal voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau.

E se si dovesse chiudere anche il secondo forno? "Non siamo disponibili a dare la fiducia a governi tecnici, del presidente, di scopo, e chi più ne ha più ne metta. E allo stesso tempo con i nostri 338 parlamentari non possiamo stare all'opposizione". Quindi, "se dovesse fallire anche questo tentativo si dovrà tornare alle urne. Decide il presidente della Repubblica, ma per noi bisognerà tornare al voto".

La delegazione Pd, al centro Maurizio Martina

PD - Il Pd arriva diviso al dialogo coi pentastellati. Martina ha aperto: "Abbiamo detto al presidente Fico - ha dichiarato dopo l'incontro - che dopo 50 giorni di questa situazione, di impossibilità, incapacità di arrivare a una proposta di governo praticabile, noi siamo ovviamente disponibili a valutare il fatto nuovo, se verrà confermato, della fine di qualsiasi tentativo di un accordo tra M5S e Lega e centrodestra". Il reggente ha anche ribadito a Fico che "per noi si parte dai 100 punti del programma Pd". Per Franceschini bisogna "tentare questa strada senza pregiudiziali". Non sono d'accordo i renziani, a partire dal presidente Orfini: "Io resto contrario a un'intesa M5S-Pd". Lo stesso Calenda ha ironizzato su Twitter: "Vedo il rischio che il Pd sia troppo antisistema per allearsi con questo M5S". Ogni eventuale accordo, tuttavia, dovrà essere ratificato dal voto della direzione che dovrebbe essere convocata per la prossima settimana.

Salvini in campagna elettorale con il candidato leghista alla presidenza della Regione Friuli, Massimiliano Fedriga

SALVINI - Il mandato a Fico e il dialogo Pd-M5S fa andare su tutte le furie Matteo Salvini. "Bisogna partire dal centrodestra che ha vinto le elezioni, non esiste un governo senza centrodestra", tuona il leader leghista. E ancora: "Di Maio mi accusa di essere irrilevante? Forse voleva dire coerente e leale, visto che lavoro da 40 giorni per formare un governo fedele al voto con gli italiani. Lui amoreggia con Renzi e col Pd pur di andare al potere, e questo mi sembra irrispettoso nei confronti degli italiani e dei propri elettori. Se vuole smettere di polemizzare e aiutarmi a ricostruire questo Paese io, come leader del centrodestra, sono pronto".

(Unioneonline/L)

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