Ramon Pirosu e Maria Cristina Falchi avevano già provato ad uccidere Marco Pusceddu, ma l’agguato fallì e i due – collega ed ex compagna del soccorritore del 118 – decisero di assoldare due sicari reclutati in un campo nomadi di Carbonia.

La prova generale andò in onda la notte del 28 aprile 2025 (pochi mesi prima del delitto del 7 agosto) alle porte di Carbonia, in una piazzola sperduta sulla provinciale 2.

Pirosu e Falchi organizzarono una cena con la vittima per poi fingere, a fine serata, una foratura a uno pneumatico. Durante la sosta, mentre Pusceddu era chino sulla ruota da sostituire, Pirosu impugnò una picozza e lo colpì alla nuca. Ma Pusceddu si rialzò, e inizio così una sceneggiata in cui Pirosu chiamò Falchi al telefono: lei arrivò alla piazzola e i tre andarono via assieme un’ora e mezza dopo, al pronto soccorso di Carbonia. 

Pusceddu riportò una frattura scomposta del cranio e una emorragia interna. Resta da capire perché l’uomo non denunciò i due, anzi, accettò la versione iniziale fornita dalla coppia secondo cui una terza persona avrebbe compiuto l’aggressione. Racconto poco credibile, in una piazzola buia e isolata l’arrivo di qualsiasi auto non sarebbe passato inosservato.

Luca Mascia

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