Molta fiducia nei giudici costituzionali, pochissima nella Regione. Sulla speculazione energetica è questo il sentire che si ricava dai Comitati sardi, adesso che la sentenza 127 della Consulta, di recentissima pubblicazione, ha segnato uno spartiacque nella difesa del territorio. A conti fatti, un riconoscimento, per via giudiziaria, di una battaglia che nell’Isola va avanti dal 2022, «senza che il Campo largo e la Giunta Todde – questo è il rammarico – l’abbiamo mai davvero sostenuta».

Primo rilievo

Luigi Pisci, portavoce del Comitato Sarcidano Difesa Territoriale, parte proprio da qui. «Lo diciamo da lungo tempo che l’urbanistica rappresenta l’unica strada possibile per costruire una reale tutela del nostro patrimonio ambientale. Per chi se ne fosse dimenticato, il fondamento della Pratobello è esattamente la potestà legislativa in materia riconosciuta alla Regione dall’articolo 3, lettera F, dello Statuto sardo. Eppure – continua Pisci – la raccolta firme fatta strada per strada è stata snobbata dal Campo largo, una scelta che resta un’onta indelebile sulla maggioranza e sulla Giunta: hanno deciso di non vedere e di non sostenere uno degli avvenimenti democratici più significativi nella storia dell'autonomia».

La sentenza

Il provvedimento dei giudici costituzionali, depositato il 16 luglio scorso, è rivoluzionario nella lotta alla speculazione energetica perché blinda le aree agricole in virtù della destinazione urbanistica, a prescindere dal loro uso reale. E dalle loro condizioni. Un terreno classificato come spazio coltivabile mantiene la sua natura rurale perché vale «l’utilizzabilità», anche se astratta, ha stabilito la Consulta. 

L’articolo completo su L’Unione Sarda in edicola, sull’app L’Unione Digital e sull’edizione digitale

© Riproduzione riservata