Un anno e mezzo di reclusione con pena sospesa al colonnello Marco Granari, ex comandante del 151esimo Reggimento Fanteria della Brigata Sassari, e per l’allora suo aiutante, il tenente colonnello Mario Piras.

Otto mesi, invece, per il sindaco di Mandas, Umberto Oppus, all'epoca dei fatti direttore generale dell'assessorato regionale agli Enti Locali, e per Giovanni Corona, il manager responsabile della struttura termale di Sardara.

Questa la sentenza pronunciata dai giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari al processo nato dall’inchiesta per il cosiddetto “Pranzo di Sardara”, il banchetto che si era tenuto il 7 aprile 2021 in aperta violazione delle norme anti Covid previste per la zona arancione che in quei giorni erano state disposte in tutta l'Isola.

Nel ristorante si erano ritrovate una quarantina di persone tra dirigenti regionali, politici, sindaci, vertici sanitari e militari. Molti dei quali, all'arrivo delle Fiamme Gialle, che misero fine alla riunione-banchetto, riuscirono a dileguarsi.
Terminata l’inchiesta del pubblico ministero Giangiacomo Pilia, condotta dalla Guardia di Finanza e dalla polizia militare dei Carabinieri, la Procura aveva contestato il peculato per l'uso dell'auto di servizio, ma anche di alcuni falsi, al colonnello Granari e al tenente colonnello Piras.
Oppus e Corona, invece , erano imputati di favoreggiamento. Secondo l'accusa avrebbero favorito i militari indagati con testimonianze e versioni concordate sul motivo della presenza al pranzo del comandate del 151esimo Reggimento della Brigata Sassari.

Tra 90 giorni sarà depositata la sentenza poi i difensori Antonio Marino (Granari), Donatella Figus (Piras), Gianluca Aste e Gianni Faa (Oppus), Aldo Schiavone e Giorgio Canetto (Corona) potranno ricorrere in appello.

Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Massidda, con a latere i colleghi Roberto Cau e Luisa Rosetti, anche disposto il rinvio degli atti in Procura nei confronti di Oppus e Corona per la valutazione di una ulteriore contestazione di falso commesso dal privato in un atto pubblico. Solo dopo le motivazioni della sentenza, si comprenderà la ragione di questa ulteriore decisione.
 

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