Quasi sei ore di requisitoria per scalfire il muro di omertà che per mesi ha avvolto l’omicidio di Luca Goddi, ucciso il 4 agosto 2023 in pieno centro a Orune. Oggi, davanti al Tribunale di Nuoro, il pubblico ministero Ireno Satta ha ricostruito punto per punto l’inchiesta, nata in salita tra paura, silenzi e reticenze, ma decollata grazie alle intercettazioni e a un elemento ritenuto decisivo dagli inquirenti: un taccuino rinvenuto in un bar di fronte al luogo del delitto, con annotati nomi e cognomi delle persone presenti quella sera.

Davanti al gup Alessandra Ponti, il processo si è celebrato con rito abbreviato, in assenza di aggravanti contestate. In aula l’imputato Pietro Contena, 55 anni, difeso dagli avvocati Basilio Brodu e Martino Salis. Per le parti civili presenti gli avvocati Lorenzo Soro, Pasquale Ramazzotti e Nicoletta Mani.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri della Compagnia di Bitti e del Nucleo investigativo di Nuoro, Contena avrebbe esploso quattro colpi di pistola calibro 9x19 contro Goddi, colpendolo alla testa e alla spalla mentre si trovava all’interno della sua Volkswagen Golf, ferma lungo Corso Repubblica. Un agguato avvenuto davanti a numerosi testimoni che, però, non hanno collaborato.

Al termine della discussione, il pm ha chiesto con gli aumenti per il porto d’arma e la reiterata specifica una condanna a finale a 35 anni, scendendo a 30 applicando l’articolo 78 del codice penale sui i limiti massimi degli aumenti delle pene principali in caso di concorso di reati (cumulo materiale), ridotti ulteriormente a 20 anni per effetto dello sconto di un terzo previsto dalla scelta del rito abbreviato.

A febbraio la parola passerà alle parti civili e quindi alla difesa.

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