L’altra faccia di Harry: oltre ad aver seminato danni lungo le coste, il ciclone, con l’aiuto delle piogge che gli hanno fatto seguito, ha anche riempito i bacini artificiali dell’Isola.

Un gennaio eccezionalmente piovoso regala ai sardi poco meno di 600 milioni di metri cubi di acqua. In un mese le scorte regionali sono quasi raddoppiate: a fine dicembre eravamo a 717,11 milioni di metri cubi, ovvero meno del 40 per cento del massimo accumulo autorizzato (1.824 milioni di metri cubi). Al 31 gennaio il tesoretto idrico è di 1.313 milioni di metri cubi. Il 72 per cento della massima capienza.

Un anno fa, tanto per fare un raffronto, potevamo contare su 906 milioni di metri cubi: 400 milioni in meno di oggi. E non solo: viste le previsioni meteorologiche per le prossime settimane (instabilità, con piogge frequenti), è molto probabile che a fine febbraio o al massimo fine marzo le scorte raggiungeranno il doppio del dato di fine dicembre. Tradotto: l’emergenza siccità in Sardegna è finita.

Stop alle restrizioni

Per questo 2026 non sentiremo certamente parlare di restrizioni nell’uso dell’acqua potabile. E molto probabilmente non ci saranno nemmeno limiti all’impiego dell’acqua per irrigare le campagne: l’unico margine di incertezza riguarda la Nurra, dove le percentuali di riempimento dei bacini si fermano una ventina di punti sotto la media regionale, ma ci sono buone ragioni per sperare. 

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