La rapina ad Assemini, lo spaccio nel Cagliaritano, le pressioni dell’assessore di Selargius: maxi blitz della Polizia, 13 arresti
Otto in carcere e cinque ai domiciliari più un obbligo di firma. Nell’inchiesta anche Luigi Gessa, dalle indagini «l'immagine di una gestione della funzione pubblica piegata a interessi privati»Rapina a mano armata, traffico di sostanze stupefacenti. E poi atti persecutori e gravi reati contro la Pubblica Amministrazione con il coinvolgimento dell’assessore di Selargius Luigi Gessa.
Con queste accuse la Polizia, nel corso di una articolata operazione di polizia giudiziaria, ha applicato misure cautelari personali nei confronti di 14 persone: otto provvedimenti di custodia cautelare in carcere, cinque arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico e per un altro indagato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha condiviso le risultanze investigative sviluppate dalla Squadra Mobile.
In carcere sono finiti, oltre all'assessore Luigi Gessa, Cristian Bibbò (di Assemini), Michela Galioto (di Selargius), Daniele Loddo di Selargius), Fabio Melis (di Selargius), Pier Paolo Orrù (di Assemini), Angelo Saba (di Cagliari), Giovanni Vacca (di Selargius).
Ai domiciliari Cristian Carreras (di Quartu), Antonella Damu (di Quartu), Giuseppe Floris (di Monserrato), Elisa Portas (di Quartu), Emmanuele Saba (di Selargius). Obbligo di firma per Serafino Olianas (di Cagliari).
La rapina
L'indagine è scattata dopo una rapina a mano armata ai danni di una persona con precedenti, che fu consumata nell'agosto 2023 ad Assemini. Un commando composto da quattro maggiorenni e un minorenne si impossessò di 60mila euro in contanti, oltre che di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente.
Le successive indagini, condotte con intercettazioni telefoniche e telematiche, hanno fatto emergere l'esistenza di un sodalizio criminale strutturato, dedito all'approvvigionamento e allo spaccio di droga nel territorio cagliaritano, con ruoli ben definiti e una rete stabile di soggetti con precedenti o incensurati, anche minorenni.
Delineata un'organizzazione con a capo due promotori, che gestivano direttamente i traffici di droga, curando sia le attività di spaccio al minuto sia la cessione di quantitativi più consistenti destinati ad altri pusher nell’area metropolitana.
L'organizzazione riforniva le piazze di spaccio di Cagliari, Selargius, Quartu e Assemini dalla marijuana e hashish fino alla cocaina, secondo modalità operative collaudate. I promotori coordinavano le fasi di approvvigionamento, distribuzione e riscossione dei proventi. Un traffico di droga che avrebbe generato guadagni elevatissimi, come attestato dai ripetuti sequestri di ingenti somme di denaro e dalla fitta rete di cessioni documentate, con il centro di Selargius individuato come stabile epicentro dello spaccio al minuto.
Stalking e intimidazioni
Pur risultando estraneo ai traffici di sostanze stupefacenti, particolarmente allarmante è il quadro emerso in relazione alle condotte di Luigi Gessa, assessore della giunta di Selargius, culminate con l'incendio della macchina dell'ex compagna, vittima, in altre circostanze, della distruzione dolosa di ulteriori due veicoli.
Le investigazioni hanno documentato, si legge nella nota, «una progressiva e grave escalation di violenza, sopraffazione, minacce e diffamazioni, confermando l'elevata pericolosità dell'indagato. Oltre ad aver commissionato l'incendio, avrebbe fornito agli esecutori indicazioni per un furto o una rapina in abitazione ai danni della stessa vittima, evento scongiurato solo grazie al tempestivo intervento degli investigatori della Squadra Mobile».
Parallelamente «le indagini hanno fatto emergere un articolato e sistematico quadro di reati contro la Pubblica Amministrazione, caratterizzato da un uso distorto e personalistico della funzione pubblica. L'amministratore locale avrebbe sfruttato il ruolo istituzionale ricoperto per imporre indebite pressioni, condizionare l'operato di soggetti privati e orientare decisioni amministrative in violazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa».
Secondo quanto emerso, «l'indagato avrebbe assoggettato funzionari e dirigenti di una società operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti a un clima di intimidazione, imponendo assunzioni e condotte non dovute, con la minaccia di ripercussioni economiche. Fatti non realizzati con l'opposizione della società. Contestualmente, sono stati documentati episodi reiterati di utilizzo illecito di risorse e servizi pubblici per fini personali, in spregio ai regolamenti comunali e alle norme poste a tutela dell'interesse collettivo. Le investigazioni hanno inoltre accertato condotte corruttive, consistenti nella ricezione di utilità economiche in cambio dell'omissione di atti dovuti e del mancato esercizio dei poteri di controllo».
La mazzetta da mille euro
In una delle fasi più significative dell'indagine, «nel mese di ottobre 2024 la Squadra Mobile ha documentato la consegna di una somma di 1.000 euro in contanti da parte di un imprenditore a un amministratore pubblico, quale presunto compenso per l'adozione di condotte contrarie ai doveri d'ufficio, finalizzate a evitare la segnalazione di violazioni ambientali riconducibili a un esercizio commerciale». Il quadro emerso «restituisce l'immagine di una gestione della funzione pubblica piegata a interessi privati, connotata da reiterazione delle condotte, spregio delle regole e sistematica violazione dei doveri d'ufficio, ritenuta dall'Autorità Giudiziaria di particolare allarme sociale ai fini dell'adozione delle misure cautelari».
L'operazione è stata eseguita con il supporto di personale della Squadra Mobile, delle Volanti, dei
Commissariati di Quartu Sant'Elena, Carbonia e Iglesias, del Reparto Prevenzione Crimine Sardegna, del Reparto Volo e delle unità cinofile.
(Unioneonline/D)