Oltre 100 milioni di euro per rilanciare gli investimenti produttivi in Sardegna e agganciare le traiettorie europee dell’innovazione. Il bando STEP, inserito nella piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa, si presenta come uno degli strumenti più ambiziosi messi in campo negli ultimi anni per rafforzare la competitività industriale del territorio. La misura nasce con un’impostazione chiara: attrarre progetti di dimensione rilevante, in grado di generare impatti concreti su occupazione, sviluppo tecnologico e posizionamento competitivo. I tagli minimi elevati confermano una vocazione orientata ai grandi operatori, italiani e internazionali, ma al tempo stesso aprono spazi interessanti per operazioni strutturate anche da parte di aggregazioni di imprese.

Eppure, ridurre il perimetro del bando ai soli big sarebbe una lettura parziale. «L’innovazione non può restare confinata alle grandi aziende tecnologiche», osserva Carmine Barbato di Stackhouse, società del gruppo Spindox, uno di quei big dell’ICT che in Sardegna ci ha già investito. «Oggi anche le realtà più piccole – penso al turismo, all’agroalimentare, ai servizi – devono iniziare a ragionare in termini di trasformazione profonda, perché è lì che si gioca la competitività dei prossimi anni». Il punto, più che dimensionale, è strategico. Il bando STEP introduce un cambio di paradigma: non basta più innovare “in piccolo”, serve inserirsi in ecosistemi più ampi, costruire relazioni industriali, partecipare a progetti strutturati. Tra gli elementi di maggiore interesse vi è l’ampiezza delle spese ammissibili: il bando finanzia infatti investimenti produttivi in senso esteso, includendo non solo tecnologie, impianti e attrezzature, ma anche software, ricerca e sviluppo, formazione e servizi di consulenza.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda inoltre la possibilità di includere interventi su immobili, come l’acquisizione di terreni, la realizzazione di nuovi stabilimenti o la ristrutturazione di sedi esistenti, che possono rappresentare una quota significativa del progetto complessivo. «La vera sfida è fare sistema», prosegue Barbato. «Le PMI sarde hanno competenze e qualità, ma devono entrare in logiche di filiera. Solo così possono agganciare iniziative di grande scala e trasformare un’opportunità complessa in un vantaggio competitivo reale». In questa prospettiva, STEP può diventare un acceleratore anche per il tessuto imprenditoriale locale. Non tanto come misura diretta per singole microimprese, quanto come leva per favorire aggregazioni, partnership e integrazione nelle catene del valore. Il risultato atteso è duplice: attrarre investimenti dall’esterno e, allo stesso tempo, spingere le imprese sarde verso un salto di qualità organizzativo e tecnologico.

Un passaggio necessario per competere almeno su scala nazionale, in un contesto in cui dimensione e innovazione sono sempre più interdipendenti. La partita è aperta. E questa volta, accanto ai grandi nomi dell’industria, potrebbero esserci anche le PMI capaci di giocarla in squadra. Per informazioni e supporto: carmine.barbato@stackhouse.it

Informazione promozionale a cura di Stackhouse

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