Alcuni luoghi di giorno raccontano una storia e di notte ne sussurrano un’altra. Il Monastero di Santa Chiara, a Oristano, è uno di questi. Quando il sole tramonta e la città rallenta il passo, le sue mura millenarie sembrano finalmente respirare, e proprio in quelle ore, tra il silenzio e la penombra delle candele, l’antico complesso monastico si prepara ad accogliere i visitatori per un ciclo di visite guidate che promette di essere una delle proposte culturali più suggestive dell’estate.

A partire da domani, martedì 7 luglio, e fino al 25 agosto, ogni martedì sera, in due turni alle 22 e alle 23 con prenotazione obbligatoria, le porte del Monastero si apriranno per un percorso guidato all’interno delle zone di clausura, normalmente precluse al pubblico. Ad accompagnare i visitatori sarà la Badessa in persona, in un viaggio nel tempo che attraversa la storia della Sardegna e ne travalica i confini, tra corridoi che pulsano di memoria e mura che custodiscono, si direbbe, ancora i racconti delle monache che qui hanno vissuto la propria fede, devote e appartate dal mondo. È proprio grazie alla cura silenziosa delle religiose che si è potuto conservare, nei secoli, un patrimonio culturale, architettonico, archivistico e artistico di valore straordinario, capace di raccontare non solo la storia locale ma testimonianze con echi che arrivano fino in Europa.

«Quest’anno l’iniziativa si arricchisce grazie alla collaborazione con la nostra fondazione», spiega Bruna Bianchina, Capo Delegazione FAI di Oristano, «anche perché il Monastero di Santa Chiara è luogo del cuore FAI. Ogni appuntamento, oltre al percorso guidato, sarà infatti accompagnato da un approfondimento tematico settimanale, curato di volta in volta da esperti e studiosi diversi. Un modo per costruire, visita dopo visita, un mosaico di conoscenza. Ogni serata una tessera, ogni tessera un pezzo di storia in più».

Si comincia domani con gli storici del FAI, che illustreranno con il supporto di tecniche multimediali innovative i dipinti murari trecenteschi custoditi nella Chiesa, tappa fondamentale per ricostruire il clima artistico del Medioevo. Il 14 luglio sarà la volta del maestro Enrico Correggia, che condurrà i presenti alla scoperta di due codici straordinari dell’archivio di Santa Chiara, il Cantorino e l’1Br: pergamene e carte antiche che restano, ancora oggi, tra le poche fonti in grado di raccontare le pratiche liturgiche degli ultimi settecento anni. Il 21 luglio il professor Piero Ortu ricostruirà il legame indissolubile tra il Monastero e la famiglia dei giudici d’Arborea, di cui restano tracce pittoriche e scultoree, in particolare nei peducci del presbiterio, mentre il 28 luglio sarà possibile accedere, in via del tutto eccezionale, al laboratorio di restauro temporaneo allestito all’interno del complesso, dove gli specialisti del Restauro arborense racconteranno in prima persona il lavoro sulle mensole lignee trecentesche. Si prosegue il 4 agosto con lo studioso Obler Luperi, che partendo dall’osservazione della parete della torretta proverà a leggere, nelle stratificazioni e negli archivi, le tante storie sedimentate. L’11 agosto l’architetto Gabriele Pettinau guiderà un’analisi stilistica e tipologica delle fasi costruttive dell’edificio, dal Medioevo fino ai giorni nostri. Il 18 agosto, poi, sarà il turno di uno dei documenti più preziosi conservati dall’archivio delle Clarisse: la pergamena del contratto matrimoniale trecentesco tra Pietro III e Costanza di Saluzzo, esposta eccezionalmente e illustrata nei suoi aspetti paleografici e storici dalla dirigente archivista del Ministero della Cultura, Monica Grossi. Il ciclo si chiuderà il 25 agosto con la ricercatrice Maria Grazia Mele, che racconterà il rapporto tra il complesso conventuale e la città di Oristano, ricostruendo attraverso i registri patrimoniali, a partire dal Condaghe di Santa Chiara, la trama di vie, quartieri e piazze dell’antica capitale arborense.

Tra candele, silenzi e racconti, “Nel cuore del silenzio” si propone come qualcosa di più di un semplice ciclo di visite guidate, ma l’opportunità di riscoprire un luogo che la città conosce da fuori, ma che raramente ha la possibilità di vivere da dentro, nelle ore in cui la sua anima più autentica torna, per una sera, a farsi sentire.

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