Di sé amava dire che voleva lasciare un segno nell’universo. Non sappiamo se sia stato capace di spingersi a tanto, ma sicuramente ha trovato il mondo di incidere sul nostro modo di vivere e sulle nostre abitudini quotidiane. Parliamo di Steve Jobs, fondatore, nel 1976, con Steve Wozniak e Ronald Wayne della Apple Computer Inc. (dal 2007 Apple Inc.). In sintesi, uno degli uomini più conosciuti della nostra epoca e uno dei più influenti, nonostante sia scomparso a soli 56 anni nel 2011. Imprenditore funambolico e genio visionario sono le definizioni che accompagnano più spesso la figura del fondatore di Apple, capace di dare vita con i suoi collaboratori un'azienda leader mondiale nella produzione di hardware e software, rivoluzionando il rapporto tra uomo e computer. Dai primi sistemi operativi ai personal computer Macintosh (i primi con mouse e icone, nati nel 1984), ai recenti lettori di musica digitali iPod e iPad, fino all'entrata nel mondo della telefonia con l'iPhone, Jobs cercò di unire design e funzionalità, mettendo sul mercato prodotti unici e innovativi.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Come ha scritto Piero Angela: «Per unire il mondo della ricerca a quello dell'industria occorrono [...] personalità capaci di creare collegamenti geniali, così come ha fatto Steve Jobs [...]. Jobs aveva una straordinaria capacità di intuire come unire diverse soluzioni tecnologiche per creare dei prodotti incredibilmente accattivanti e ben funzionanti. È stato uno straordinario innovatore, dotato di competenze tecniche e di grande istinto imprenditoriale».

Quello che però pochi sottolineano è come Steve Jobs sia diventato tutto questo alla fine di un percorso tortuoso e dall’esito non scontato, un percorso fatto di sogni, chimere, fallimenti e anche umiliazioni. Un percorso che viene ricostruito nel volume L’esilio (Egea, 2026, pp. 376. Anche Ebook) in cui il giornalista americano Geoffrey Cain narra gli anni in cui Jobs fu costretto a rimanere lontano dalla sua creatura, la Apple. Tutto cominciò nell’aprile del 1985 quando il geniale informatico fu messo alla porta dal management dell’azienda che aveva creato circa dieci anni prima. L’accusa che portò al suo allontanamento fu quella di non sapere unire genio e praticità, visioni e buon senso. In sintesi, Jobs creava oggetti belli e in anticipo sui tempi ma che non vendevano quanto sperato. Per dodici anni, dal 1985 al 1997, Jobs e la sua nuova azienda NeXT vagarono in un limbo imprenditoriale. Un periodo di fallimenti spettacolari, bancarotte imminenti e umiliazioni brutali: prove estreme da cui emergerà il leader visionario che, creando l’iPod, l’iPhone e l’iPad, avrebbe trasformato Apple nell’azienda di maggior valore del pianeta. Attingendo a materiali inediti e intervistando alcuni dei protagonisti e dei collaboratori chiave, Geoffrey Cain svela la storia mai raccontata del “decennio perduto” di Steve Jobs, gli anni formativi che hanno plasmato l’icona che credevamo di conoscere. Recuperando video mai diffusi delle riunioni di Jobs in NeXT e documenti aziendali riservati, Cain ci offre il resoconto definitivo di come l’insuccesso abbia trasformato un giovane e spavaldo prodigio nel genio che avrebbe rivoluzionato il nostro rapporto con la tecnologia (e la nostra vita di ogni giorno). Cain ci restituisce quindi il tassello mancante nella leggenda di Steve Jobs, quello in cui Steve ha imparato a essere un leader scoprendo la forza della disciplina, e in cui un fallimento clamoroso è diventato il cardine di una delle più grandi rinascite nella storia dell’imprenditoria.

Come scrive Diego Piacentini, per anni dirigente Apple, nella prefazione all’edizione italiana del libro: «Il Jobs che tornava in Apple nel 1997 non era il Jobs visionario e caotico dei primi anni né quello idealista e rigido che ai tempi di NeXT inseguiva la perfezione formale a scapito della sopravvivenza. Era un uomo che aveva attraversato un fallimento vero e aveva imparato a distinguere l’essenziale dal rumore. Ancora un visionario, ma con i piedi per terra».

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