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dopo la sconfitta

Dinamo, Pozzecco furioso col Taliercio e i "piagnistei" di Venezia

Il Poz perde le staffe: "Il PalaTaliercio è un catino". E attacca De Raffaele: "Lasciate arbitrare, non rompete i co..."
il coach gianmarco pozzecco (foto dinamo)
Il coach Gianmarco Pozzecco (foto Dinamo)

Esposizione disordinata, condita da parolacce, sicuramente condizionata dalla passionalità con la quale vive la pallacanestro, ma nelle rabbiose dichiarazioni del coach Gianmarco Pozzecco dopo la sconfitta sul campo di Venezia per 78-65 ci sono dei concetti condivisibili.

1) "Il PalaTaliercio è un catino, non si può giocare una finale", ha detto il coach della Dinamo.

Parole che prima di lui aveva proferito anche Meo Sacchetti, uno che non sbotta mai. Del resto non è un caso se anche l'attacco di Cremona, che segna quasi quanto quello di Sassari, non ha mai superato i 75 punti a Mestre. Caldo e umidità rendono il parquet scivoloso e pericoloso. Per tutti, beninteso, ma è comunque rischioso per i giocatori e soprattutto indegno del basket italiano, laddove in altri Paesi come la Germania hanno dato impulso al basket proprio lavorando sugli impianti per renderli efficienti e moderni.

2) "Lasciate arbitrare, non rompete i co... Io non mi metto certo a piangere, non cambio", ha sbottato il Poz in riferimento alle lamentele di De Raffaele dopo la sconfitta al PalaSerradimigni di gara4 e quelle del presidente Casarin alla vigilia della quinta finale. "Sono quattro mesi che andiamo a giocare dentro l'area e quindi ci guadagniamo liberi. Nella quarta gara Haynes ha tirato 14 triple, noi tutti insieme 17".

Del resto Venezia ha accentuato la propensione al tiro da tre tanto da effettuare un numero di conclusioni pari a quelle da due, mentre il Banco di Sardegna basa il 75% del suo gioco proprio nelle conclusioni ravvicinate. Per questo è la squadra che negli ultimi quattro mesi ha conquistato più liberi e Venezia una di quelle che ne prende meno. A fare imbufalire il coach della Dinamo sono quegli atteggiamenti che per raggiungere il risultato passano sopra sportività, entusiasmo genuino e accettazione anche della sconfitta.

3) "Non mi interessa vincere o perdere, mi interessa che i miei giocatori non si facciano male. Stefano Gentile ha una coscia così e io so cosa vuol dire non giocare una finale per infortunio", ha sottolineato l'allenatore biancoblù. Gentile ha preso una ginocchiata sulla coscia destra che lo ha messo kappaò dopo 4 minuti e ne rende quasi impossibile il suo utilizzo in gara6. Pozzecco soffre coi suoi ragazzi e anche questo gli ha fatto perdere le staffe.

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