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APPROFONDIMENTO

Gli spot in tv, tra abbracci e aperitivi (vietati)

Le contraddizioni negli annunci pubblciitari
(ansa)
(Ansa)

Rinchiusi in casa, tra la paura del contagio e l'ansia per il futuro, le persone si riscoprono ipnotizzate dalla tv. Nelle prime due settimane, da quando è scoppiata l'emergenza coronavirus, la bussola è stata soprattutto l'informazione. Telegiornali, approfondimenti, l'appuntamento quotidiano con la conferenze stampa della Protezione civile. Tutti alla ricerca dei dati aggiornati sulla pandemia.

I contagi della Lombardia, quelli della Sardegna, le notizie sulle restrizioni, etc. Adesso, però, l'umore delle famiglie sta cambiando. Il tema coronavirus ha come saturato le persone, che sono diventate molto più selettive. Si informano ancora, certo, ma pretendono autorevolezza. E appena possono "fuggono" dalla quotidianità, premiando le scelte di film e fiction, in forte crescita nel gradimento degli spettatori.

Per chi possiede un abbonamento alle tv non esiste problema: le proposte sono così varie e ricche che non c'è partita. L'offerta in chiaro, infatti, non è competitiva. Alcuni canali dispongono di un magazzino di venti, trenta, forse quaranta titoli che ruotano da un orario all'altro. Franco e Ciccio, immancabili, ci sono quasi sempre nel pomeriggio; Matt Damon, quando veste i panni di Jason Bourne, spazia con disinvoltura dalla prima serata al pomeriggio. La Fenech e Lino Banfi, a questo giro, arrivano soprattutto la notte tardi. Ogni tanto, ma di rado, girano i capolavori di Sergio Leone e Sam Peckinpah.

Per fortuna, poi, che c'è la pubblicità, quell'interstizio fondamentale che alterna e interrompe la visione. In questo periodo l'attenzione è meno focalizzata verso gli annunci, specialmente se si tratta di prodotti e servizi non di prima necessità per fare fronte all'emergenza. Da qualche tempo si vedono i primi spot ispirati al nuovo corso delle vita, quelli che sollecitano a rinnovare la nostra casa, magari acquistando un divano o una lavatrice, restando a casa.

Molti investimenti pubblicitari sono mutati, alcune campagne sono state momentaneamente sospese, come per esempio quelle del settore viaggi. Altre legate a differenti categorie merceologiche hanno deciso di continuare a comunicare con un paio di passaggi televisivi prima di scomparire: è il caso della pubblicità di un aperitivo analcolico concepita per i giorni normali, pre-coronavirus, quindi, dove il testimonial (che è un gorilla) invitava tutti ad abbracciarsi. In questo periodo de "metro di distanza" risultava essere quantomeno distopico. E che dire di quello spot che, pubblicizzando un antinfluenzale, esordiva con quella domanda "I primi sintomi influenzali si sono presentati?". È durato pochissimo, ma basta un po' di fantasia per immaginare tutti gli scongiuri italici. Incredibili, poi, quelli uomini e quelle donne che al supermercato cominciano a ballare nello spot di una catena di distribuzione. Ma la palma del "genio" va allo spot di una compagnia telefonica che ha Fiorello come protagonista. Racconta di un gruppo di persone che intendono organizzare una festa a sorpresa per una persona che all'improvviso, come nelle migliori feste a sorpresa, viene ricoperta di baci a abbracci. Ma che dire di quel bambino che, sul lungomare, guarda un famoso canale dedicato ai più piccoli attraverso un cellulare? Alla faccia dell'obbligo di stare a casa. Poi ci sono quei brand che continuano a fare quello che in gergo si chiama instant advertising, tipico delle piattaforme social che per anni è stata la grande chimera dei pubblicitari.

Si tratta in pratica di campagne scritte al volo dai pubblicitari sfruttando la notizia o l'argomento che è il principale oggetto di conversazione sulle piattaforme social e in generale in rete, in modo che il brand entri a fare parte in modo quasi naturale del flusso del discorso. Così ha fatto una casa automobilistica giapponese, la cui storia è legata alla città di Hiroshima, che ha creato uno spot che racconta come abbia nel suo passato superato grandi ostacoli. "Ripartiremo presto", recita lo spot. Quindi chiude con una messaggio di speranza: "Torneremo a darci la mano, ad abbracciarci. A guidare".

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