CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

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Ergastolo per l'omicidio della moglie: ora Cherubini chiede la revisione del processo

Per l'uccisione di Maria Pina Sedda, avvenuta nel 2002 a Nuoro, è stato condannato il marito
la prima pagina del 24 luglio 2002 con la notizia sull omicidio di maria pina sedda
La prima pagina del 24 luglio 2002 con la notizia sull'omicidio di Maria Pina Sedda

Importanti novità su Gianfranco Cherubini, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Maria Pina Sedda, affetta da disabilità: la donna era sordomuta.

I FATTI: L’omicidio risale al 23 luglio 2002. Alle 8,30 del mattino, a Nuoro, nella cantinola adiacente al garage condominiale dove la vittima risiedeva, Maria Pina Sedda è stata colpita alle spalle con un oggetto contundente che però non è mai stato ritrovato.

Non è dato sapere il perché si trovasse in quel momento e in quel luogo. Era solita aprire la saracinesca del garage alle 8.30 del mattino per uscire in auto e recarsi a lavoro. Molto probabilmente è stata attirata dall’assassino in una trappola con un espediente e colpita a morte alle spalle con premeditazione ed efferatezza. Sarebbe morta in pochi minuti, dopo aver perso conoscenza a seguito dei colpi ricevuti.

Il marito, non avendo più alcune notizie della moglie durante la mattinata, fa partire le ricerche con la mobilitazione dei parenti della donna che la cercano disperatamente. Alle 15,23 è proprio il marito a ritrovare il corpo senza vita di Maria Pina. Avverte immediatamente i parenti e le forze dell’ordine che provvedono subito a svolgere gli accertamenti di rito.

LE INDAGINI: Il procedimento resta per un anno aperto a carico di ignoti. Un anno dopo arriva il colpo di scena: una testimone, che svolge le pulizie nel condominio dove si erano svolti i fatti, racconta agi inquirenti di aver visto il marito della vittima la mattina del delitto, mentre si allontanava in auto a forte velocità.

Cherubini, invece, sosteneva di essere uscito di casa alle 7,00 circa, come di consueto, per recarsi prima al bar per fare colazione, poi al lavoro. Quanto da lui asserito trova riscontro. La Procura ritiene il suo alibi poco attendibile e la nuova testimonianza si trasforma in un’accusa nei suoi riguardi.

IL PROCESSO: Inizia il processo. Cherubini viene giudicato colpevole. Viene condannato all’ergastolo. In appello vengono riconosciute anche le aggravanti perché la donna era affetta da disabilità. La sentenza di Cassazione ha confermato la condanna. L’uomo si trova in carcere dal 2003 e si è sempre proclamato estraneo al delitto.

La cronaca del delitto nelle pagine interne de L'Unione Sarda
La cronaca del delitto nelle pagine interne de L'Unione Sarda

LA REVISIONE: Ora, nel settembre 2019, Cherubini ha dato incarico ad un team legale e investigativo per procedere alla revisione del processo. Il team di esperti è formato dall’Avv. Luigi Alfano, dall’Investigatore privato Davide Cannella e dal biologo forense Eugenio D’Orio che hanno già interrogato l'uomo.

Sarebbero emerse molteplici piste investigative e accertamenti scientifici mai effettuati, che dimostrerebbero la sua innocenza. A breve, in Procura Generale, verranno presentati i nuovi elementi che il team ha rilevato ma che non sarebbero mai stati presi in considerazione nel corso delle precedenti indagini, con il fine di richiedere la revisione del processo.

“Si può però affermare che le indagini in corso sono ad ampio spettro, ed abbracciano sia il ramo investigativo-classico che il ramo investigativo-scientifico. Si specifica infatti che il team utilizzerà nuovi approcci e metodologie scientifiche che sono disponibili oggi e non all’epoca dei fatti (2002) quando molte tecniche di indagine scientifica o non esistevano o erano davvero rudimentali. Tutto ciò, si confida, porterà con giusta causa a rivedere la posizione processuale del Sig. Cherubini", spiega il dr. Eugenio D’Orio, che aggiunge: "Vi sono, inoltre, una serie di elementi che portano a scagionare il Sig. Cherubini. Tali elementi trovano fondamento in molteplici contesti ed aspetti: dalla dinamica del delitto sino al movente", il quale, in primo esame, non sarebbe stato ampiamente e correttamente vagliato dagli inquirenti.

Angelo Barraco

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