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I lutti

Da Kobe a Diego, il 2020 nefasto dello sport mondiale

La strage di campioni
kobe bryant su un murale a los angeles (foto archivio l unione sarda)
Kobe Bryant su un murale a Los Angeles (foto archivio L'Unione Sarda)

Si dirà che, tra migliaia e migliaia di sportivi ed ex sportivi, qualunque anno ne deve salutare tanti: è nella normalità dei numeri. Ma quando l'anno inizia con la scomparsa di Kobe Bryant e termina con quella di Diego Maradona, di normale non resta più nulla. Il 2020, già maledetto dalla pandemia, si porta via due atleti per i quali è forte il sospetto che, nel loro campo, possano essere stati i migliori di sempre. Uno ci lascia in modo straziante, a 41 anni, in un incidente in cui perde la vita anche sua figlia, l'altro è tradito dal cuore, generoso ma bistrattato, ad appena 60.

IL CALCIO Il basket e il calcio pagano il loro tributo dall'inizio alla fine. Basti pensare al senegalese Papa Bouba Diop scomparso nelle scorse ore a soli 42 anni: era stato uno degli eroi del Mondiale 2002. Il giorno di capodanno, muore David Stern, per trent'anni commissario della Nba, il 17 Pietro Anastasi, 71enne siciliano che brillò come attaccante di Juve e Nazionale. Più tardi, lo seguiranno due protagonisti della grande Inter come Joaquin Peirò e Mariolino Corso, un suo rivale degli anni Settanta come Pierino Prati, un suo compagno di squadra che si affermò come allenatore, Gigi Simoni. Personalità di spicco, come quella di Ezio Vendrame, calciatore ma anche scrittore, sempre controcorrente.

Non solo giocatori, quindi. Il Museo del Calcio di Coverciano perde il 16 settembre il suo papà, il grande medico azzurro Fino Fini, amico e confidente di Gigi Riva in azzurro. Scompaiono dirigenti importanti, come Luciano Gaucci (patron di Perugia, Viterbese e Catania ma brillante anche nell'ippica) o Giuseppe Gazzoni Frascara (Bologna) e bravi allenatori come Sergio Vatta. E anche il calcio internazionale deve salutare alcuni attori di alto profilo.

CAMPIONI INTERNAZIONALI L'Inghilterra paga un prezzo altissimo con quattro campioni del mondo del 1966: Jackie Charlton (da allenatore dell'Eire venne a Cagliari nel Mondiale del 1990), Nobby Stiles, Peter Bonetti, Norman Hunter. Quindi, il 15 novembre, ad andarsene è l'ex portiere di Liverpool e Tottenham e della Nazionale, Ray Clemence. Ma piange anche l'Olanda, che perde due eroi del calcio totale degli anni Settanta come Rob Rensenbrink e Wim Suurbier. E la Serbia dice addio a Radomir Antic, unico capace di allenare Barcellona, Atletico Madrid e Real Madrid.

In Argentina non c'è solo il dolore per Maradona. L'8 maggio muore una delle leggende del calcio rosarino, Tomas "El Trinche" Carlovic. È stato un talento puro e bizzoso, ma chi l'ha visto giocare assicura che sia stato un fenomeno. Lo stesso Maradona disse di lui: "è più forte di me". Il 2020 è stato fatale a entrambi.

GLI ALTRI SPORT Ma, a parte il passaggio nel basket che ha pochi giorni fa seppellito l'ex tecnico del Brill, Carlo Rinaldi, sin qui siamo rimasti in ambito calcistico. In realtà tutti gli sport hanno subito perdite segnanti. Centinaia di atleti e personaggi che in Italia erano magari poco conosciuti, altri più noti. Qualcuno giovane, come il 54enne sciatore norvegese Finn Christian Jagge, grande rivale di Alberto Tomba, o giovanissimo, come il direttore sportivo francese del Team Ineos, Nicolas Portal, quarantenne stroncato da un infarto. Il mondo del ciclismo ricorda anche due corridori che furono grandi in Sardegna: Italo De Zan, vincitore nel 1949 della seconda Sassari-Cagliari, e il pirrese Ignazio Aru, unico sardo ad aver vestito la maglia di leader del Giro di Sardegna, beffato a pochi chilometri dalla conclusione dell'edizione 1960. E scompaiono il grande procuratore di tanti campioni (come Mario Cipollini), Mauro Battaglini, e l'ex presidente federale Gian Carlo Ceruti.

Il rugby è scosso dalla misteriosa morte (a 48 anni) del talento francese Christophe Dominici, giusto il 24 novembre. Nel mondo dei motori, perde un pezzo della storica famiglia italoamericana degli Andretti: il 30 gennaio muore di cancro, a 56 anni, John. L'Italia saluta invece il grandissimo Carlo Ubbiali, asso delle moto, con ben nove titoli mondiali vinti. E, a proposito di leggende, il 12 aprile vola in cielo Stirling Moss, talento inglese della Formula 1: vinse 16 gran premi, ma non riuscì a laurearsi campione del mondo. Dolorissima, nell'atletica, la scomparsa del 56enne mezzofondista veloce lucano Donato Sabia, purosangue azzurro.

PIANGE LA SARDEGNA Nel pugilato, che perde il britannico Alan Minter (uno dei protagonisti degli anni Settanta e Ottanta), il 22 agosto si spegne Sandro Mazzinghi, campione del mondo e grande rivale di Nino Benvenuti in quegli anni Sessanta che diedero tanto all'Italia. Anche ori olimpici, come quello a Tokyo 1964, di Fernando Atzori. La Sardegna deve dare l'estremo saluto al peso mosca di Ales, che da professionista fi campione europeo.

L'isola ha dovuto rendere omaggio, tra la fine di settembre e la metà di ottobre, anche a due autentici monumenti delle rispettive discipline. Nell'hockey su prato, a Kiki Aramu, giocatore, allenatore e dirigente dell'Amsicora. Nella pallavolo, a Mario Bernardini, uomo-simbolo del movimento e grandissimo dirigente. Infine, nell'automobilismo, Nicola Imperio, forse il più grande navigatore di rally, di sempre, vinto dal Covid pochi giorni fa.

GIORNALISTI E GENTILUOMINI Tutti questi personaggi hanno reso grande lo sport d'appartenenza, ma se le loro gesta sono state tramandate, il merito va anche a bravissimi narratori. Anche per il giornalismo sportivo è stato un anno nero e basterebbe ricordare la scomparsa di un "Maradona della penna" come Gianni Mura per dimostrarlo. Il giornalista e scrittore di origini sarde (Porcu il suo vero cognome) muore a 75 anni ed è il primo di un triste elenco di persone con un comune denominatore. Ci lasciano degli autentici gentiluomini, prima ancora che bravi giornalisti ed è la Rai a piangere i propri campioni. Appena 59enne muore improvvisamente Franco Lauro, telecronista soprattutto di basket. Poi Claudio Ferretti, figlio d'arte degno della grandezza del padre Mario. E poi Sergio Zavoli, uno dei grandissimi della tv, inventore del Processo alla Tappa, Gianfranco De Laurentiis, voce e volto di trasmissioni come Dribbling ed Eurogol, e infine Alfredo Pigna, conduttore della Domenica Sportiva e cantore dei primi successi di Alberto Tomba.

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