Ha vinto un premio nel prestigioso World Press Photo nella categoria “Ritratti” raccontando il rapporto tra gli americani e le armi. Il titolo del reportage rimanda a una famosa serie televisiva, ma soprattutto al grande fotografo svizzero Robert Frank che grazie a una borsa di studio finanziata dalla Fondazione Guggenheim raccontò con i suo scatti gli Usa negli anni Cinquanta nel capolavoro “The Americans”.

Gabriele Galiberti, uno dei reporter italiani più conosciuti nel mondo, ha invece esplorato e raccontato nei suoi “ritratti” le storie di tanti americani, privati cittadini, appassionati di armi, collezionisti di pistole, mitra e fucili di vario genere non utilizzati per fini militari.

Gabriele Galiberti, classe 1997, è un fotografo di National Geographic. “Vive spesso sugli aerei – si legge nelle note biografiche pubblicato sul suo sito internet - e saltuariamente in Val di Chiana (Toscana), dove è nato e cresciuto. Ha trascorso gli ultimi anni lavorando a progetti di fotografia documentaria a lungo termine in tutto il mondo, alcuni dei quali sono diventati libri, come Toy Stories, In Her Kitchen, My Couch Is Your Couch e The Heavens”.

Le sue foto sono state pubblicate sulle più importanti riviste del mondo. Gabriele Galimberti ha esposto i suoi scatti nei festival più importanti a livello internazionale. Ha vinto anche tanti premi, ma per quanto riguarda il World Press Photo si tratta del primo riconoscimento grazie al progetto “The Ameriguns”.

“E’ frutto di una ricerca lunga un anno – racconta il fotografo - Il rapporto che gli americani hanno con le armi è quasi d’amore. Prima delle varie sessioni fotografiche ho contattato quasi tutte le persone. I social sono stati molto importanti per trovare le storie, la maggior parte delle persone che poi ho fotografato le ho contattate su Instragram. Per me il dialogo con gli interlocutori è fondamentale. Ho bisogno di capire e conoscere”.

La copertina del libro \"The Ameriguns\" di Gabriele Galimberti
La copertina del libro \"The Ameriguns\" di Gabriele Galimberti
La copertina del libro "The Ameriguns" di Gabriele Galimberti

 Dietro ogni scatto di Gabriele Galimberti ci sono lunghe chiacchierate. Le immagini del fotografo toscano nascono da un progetto ben preciso. “Non dico che ci deve essere necessariamente un rapporto di amicizia con le persone che accettano di farsi fotografare – continua il reporter – è importante conoscere la loro quotidianità. Con alcuni dei soggetti fotografati per questo lavoro sono andato anche ai poligoni di tiro, dove si esercitano con le loro armi. Non mi limito a fare la fotografia. In questo caso ho cercato di andare in profondità per capire questo fenomeno, anche se non sono certamente il primo che si occupa del rapporto tra gli americani e le armi”. Già, le armi. Tra quelle possedute nel mondo per scopi non militari la metà si trova negli Stati Uniti. “In numero superano la popolazione del paese: 393 milioni di armi per 328 milioni di persone – si legge nelle note di presentazione del libro -  Non è una coincidenza, né una questione di mercato: è piuttosto una questione di tradizione e di garanzia costituzionale. È la storia del Secondo Emendamento, ratificato nel 1791 per rassicurare gli abitanti dei nuovi territori indipendenti che il loro governo federale non potrà un giorno abusare della sua autorità su di loro. Duecentocinquanta anni dopo, il Secondo Emendamento è ancora radicato in tutti gli aspetti della vita americana e questo libro inquadra il suo stato attuale attraverso quelli che sono visti come quattro valori fondamentali americani: Famiglia, Libertà, Passione, Stile”.

Il lavoro di Gabriele Galiberti è si è svolto in diverse fasi. Dopo i primi scatti è iniziato il lavoro di ricerca vero e proprio culminato con le foto nelle case degli americani che amano circondarsi di armi. “Li ho trovati quasi tutti grazie ai social, strumenti fondamentali che mi consentono anche di far conoscere i miei lavori – conclude il fotografo toscano – per “The Ameriguns” ho fatto una prima scrematura poi sono rimaste le storie finite nel progetto definitivo”. Ovvero i ritratti che hanno conquistato anche la giuria di World Press Photo, dove quest’anno sono stati premiati anche altri due fotografi italiani: Lorenzo Tugnoli e Antonio Faccilongo.

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