A 25 anni e con solo una stagione e mezza a difesa della porta rossoblù, Elia Caprile ha già preso uno dei bastoni di comando dello spogliatoio. Leader riconosciuto del gruppo, il portiere del Cagliari non si nasconde: «Sono arrivato per mettermi in gioco e questa leadership credo di essermela meritata sul campo. E mi fa piacere essere uno dei giocatori più rappresentativi di una squadra così importante».

Anche per questo, Caprile non sente particolarmente i brividi di un mercato che, un po’ a sorpresa, non lo ha visto quasi mai tra i protagonisti: «Io sono concentrato solo sul Cagliari, di mercato si occupano altri. Sono uno dei leader e penso solo al Cagliari e a raggiungere la salvezza».

Essere leader comporta anche parlare con compagni nell’occhio del ciclone, come Sebastiano Esposito, anche se il suo caso sembra essersi subito sgonfiato: «Anche Seba, come me, è uno dei leader del Cagliari. Continua a lavorare e ad allenarsi bene, sa cosa vuol dire rappresentare questa squadra». Da una responsabilità sul campo a quella dell’essere papà: «Essere padre è la cosa più bella della vita, una responsabilità importante. Io divido le cose: in campo sono Caprile, fuori e a casa sono papà».

Infine, il focus si sposta sui cambiamenti del ruolo di portiere e sui protagonisti dei recenti Mondiali: «Il ruolo è cambiato tanto da quando ho iniziato, al portiere si chiede maggior partecipazione al gioco, non solo le parate. Un esempio è stato Simon, il portiere della Spagna, uno di quelli che, con lo svizzero Kobel, mi ha impressionato maggiormente».

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