Dopo l’omaggio nel prepartita, tutta l’Unipol Domus ha celebrato Leonardo Pavoletti al termine di Cagliari-Torino. Ottenuta la salvezza aritmetica con un giornata d’anticipo, il capitano è stato ricevuto da tutta la squadra, che lo ha atteso in campo per un nuovo saluto altrettanto sentito e commosso, nella sua ultima in casa. «Mi avete visto sempre sorridente, ma stasera non è facile sorridere: anzi, è più facile piangere», ha detto ai tifosi, con la fascia al braccio sopra la giacca. «Intanto vorrei ringraziare questi meravigliosi ragazzi per la salvezza e per la vittoria. So che hanno giocato un po’ anche per me, un grande applauso per loro».

È un momento di fortissima emozione quello che avviene a pochi minuti dal triplice fischio di Cagliari-Torino, ad allungare la festa per la salvezza. «Vi potrei ringraziare di questi nove anni per tantissime cose, ma ce n’è una che per me è speciale», il racconto di Pavoletti, arrivato in Sardegna nel 2017. «Da quando mi sono fatto male, ho giocato meno e ho segnato meno il vostro amore è aumentato sempre di più, anno dopo anno. Si dice che nella vita di un uomo si scoprono i veri amici solo nel momento del bisogno: mi posso vantare col mondo intero di aver avuto una città e una regione alle mie spalle, questo non me lo posso dimenticare».

Negli ultimi anni, spesso Pavoletti è diventato l’uomo decisivo nei momenti decisivi, come al 94’ a Bari nella gara valsa la promozione in Serie A. «Quando mi alzavo da quella panchina sapevo, accompagnato dal vostro supporto, di poter superare i miei limiti e i miei infortuni. Quei dieci minuti finali diventavano lunghissimi per gli avversari: tante volte non ci sono riuscito, ma quando ci siamo riusciti quanto è stato bello».

Il commovente messaggio di Pavoletti, più volte rotto dalle lacrime (sue e di buona parte del pubblico), si chiude con un saluto: «Dirvi grazie è difficile, non trovo le parole. Ho preso una poesia di un poeta contemporaneo, che conoscete bene e che recita così: Cagliari, o meglio Sardegna, sei bella come un gol di Pavoletti al 94’. Grazie» Tripudio del pubblico e fuochi d’artificio, con il giro di campo sotto tutti i settori per il capitano che conclude dopo 52 gol in 231 presenze. E alla fine, sotto la tribuna, alza un disegno: una bandiera dei Quattro Mori, dove però al loro posto c’è la sua faccia.

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