Carloforte torna a volare: promozione in Seconda Categoria con due giornate d'anticipo
Il tecnico Lazzaro: «Questi ragazzi ci hanno dimostrato che non ci sono limiti ai loro orizzonti»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
È la vittoria di un'isola, prima ancora che di una squadra. Il Carloforte ha conquistato la promozione in Seconda Categoria con due giornate di anticipo, chiudendo un campionato dominato dall'inizio alla fine: miglior attacco, miglior difesa, e una differenza reti superiore agli ottanta gol. Numeri che raccontano una stagione fuori dal comune per la società dell'isola di San Pietro, che vanta nel proprio palmares ben otto partecipazioni al campionato di Eccellenza e persino una stagione in Serie D, quella del 1982-83.
Ma questa non è soltanto una storia di calcio. È la storia di una comunità che ha scelto di ricominciare, di dare ai propri ragazzi una casa e un campo dove crescere. «Quando noi adulti riusciamo ad ottenere la fiducia dei giovani – dice il tecnico Nicola Lazzaro – non ci sono limiti ai loro orizzonti. Questi ragazzi ne sono la prova».
Un anno fa la società aveva deciso di ripartire quasi da zero, iscrivendo sia la Juniores sia la Prima squadra per dare la possibilità a tutti i ragazzi di Carloforte — che da anni non avevano più un'opportunità di giocare per il proprio paese — di tornare a indossare la maglia del loro territorio. Un inizio tutt'altro che facile, con giovani alle prime armi e qualche veterano arrugginito dopo anni lontano dai campi. Eppure già nella stagione d'esordio si erano viste cose importanti: un cammino entusiasmante, bruscamente interrotto a soli due punti dalla vetta.
La delusione del mancato ripescaggio avrebbe potuto diventare un punto di non ritorno. Non è stato così. «Siamo ripartiti più motivati e più giovani di prima», spiega il mister Nicola Lazzaro. «Qualcuno dei "senior" ha scelto altre strade, lasciando ancora più spazio alle giovani promesse del vivaio. Le quali hanno risposto sul campo, in maniera eloquente». Oltre a Lazzaro fanno parte dello staff il Preparatore dei portieri Luigi Masnata, i collaboratori Stefano Biggio, Checco Rivano. Il capitano è Giuseppe Biggio (ex S.S. Carloforte) e il·presidente Marco Boggi.
Il segreto di questa impresa porta il nome di Marco Boggio, presidente che il tecnico definisce «il primo esempio della mentalità della squadra». Un presidente che taglia l'erba quando serve, sistema le docce, compila le distinte e soprattutto incarna ogni giorno il significato profondo dell'essere una squadra. «Marco fa tutto – dice Lazzaro con evidente ammirazione – E questo insegna a tutti cosa voglia dire stare in un gruppo».
Sul campo, la crescita dei giovani è stata esponenziale. Basta scorrere i tabellini: numerosi giocatori sono andati in doppia cifra di reti. Una continuità di rendimento, dalla prima all'ultima giornata, che ha trasformato un gruppo di ragazzi in una vera squadra. «Non faccio nomi - tiene a precisare Lazzaro – perché dal primo all'ultimo arrivato, tutti hanno dato un contributo straordinario per dedizione e impegno».
Ma c'è qualcosa che va ben oltre il risultato sportivo. L'APD Carloforte si propone come modello di calcio sostenibile, un laboratorio di inclusione che contrasta la dispersione scolastica e il fenomeno dell'abbandono sportivo in età adolescenziale — piaga comune in molte realtà isolane. Come cita il titolo del libro del collaboratore Checco Rivano, lo sport come "la via di fuga": strumento di realizzazione personale, palestra di vita in cui imparare a mettere il bene del gruppo davanti ai propri interessi individuali. «Ed è proprio in quel passaggio – sottolinea il tecnico – che si diventa squadra. Valorizzare i giovani del territorio – aggiunge – significa anche combattere la dispersione scolastica e l'abbandono sportivo nell'adolescenza».
Ora l'APD è pronta per la Seconda Categoria, consapevole delle sfide che attendono una realtà isolana: motivi di lavoro e di studio porteranno inevitabilmente qualcuno lontano da Carloforte, e il vivaio dovrà sempre essere pronto a colmare i vuoti. Ma l'identità è solida, seminata con pazienza da tutte quelle figure — giocatori inclusi — che lavorano nell'ombra anno dopo anno. «Sono fiero e orgoglioso di ciò che questi ragazzi hanno saputo fare», conclude Nicola Lazzaro. «Hanno dimostrato a chi spesso parla delle nuove generazioni in maniera dispregiativa che si sbaglia. Quando gli adulti guadagnano la loro fiducia, i giovani non si fermano davanti a nulla».
