Un campionato dominato, costruito su solidità, continuità e mentalità vincente. Il Capoterra chiude una stagione da assoluto protagonista conquistando il salto diretto in Prima Categoria dal Girone B. Il percorso della formazione allenata da Cadelano parla chiaro: 19 vittorie in 26 partite, quattro pareggi e appena tre sconfitte. Numeri che raccontano il dominio di una squadra rimasta stabilmente nelle zone alte della classifica e capace di trasformare la delusione dello scorso anno in una pronta rivincita. Nella passata stagione, infatti, il sogno promozione si era fermato ai playoff contro l’Accademia Sulcitana.

Tra i dati più sorprendenti della stagione del Capoterra c’è la voce sui gol subiti, appena 20. Un numero misero, merito di una retroguardia capace di fare la differenza. Tra i protagonisti che hanno reso possibile questo risultato, c’è sicuramente Diego Strazzera. L’ex Gioventù Sarroch traccia il bilancio dell’annata: «È stata una stagione super positiva. Abbiamo vinto il campionato grazie a un ambiente sano, compatto e con una mentalità vincente, capace di lavorare bene fin dal primo giorno. Quando sono arrivato sapevo che il Capoterra veniva da un secondo posto e da una sfortunata sconfitta ai playoff, ma anche che esistevano già le basi per vincere il campionato di Seconda Categoria. Ho cercato di dare il mio contributo e alla fine siamo stati premiati. Ciò è dovuto anche a una società e uno staff tecnico che sono rimasti sempre sul pezzo, e ci tengo a ringraziarli».

Strazzera analizza anche il proprio rendimento personale. Cinque i gol messi a segno dal difensore 31enne, protagonista inoltre di una stagione da assoluto stakanovista: «Sono molto soddisfatto a livello personale, soprattutto perché ho giocato tutte le partite senza saltare neanche un minuto. Questo grazie alla fiducia costante del mister e al lavoro quotidiano che non è mai mancato. I gol fanno piacere, ma per un difensore come me conta ancora di più il primato della miglior difesa. Un traguardo costruito e condiviso con tutta la squadra e i miei compagni di reparto».

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