Ecco i Sardi emigrati uniti: «Con noi la maggioranza degli iscritti ai circoli»
Il nuovo sodalizio, nato dalla rottura con la Fasi, si presentaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I Seu, i Sardi emigrati uniti, iniziano oggi il nuovo percorso. L'associazione, che nasce dalla rottura con la storica federazione Fasi, è stata presentata oggi a Cagliari.
Sullo sfondo il ricorso presentato davanti al Tribunale di Piacenza contro le procedure e gli esiti seguiti all'ultimo congresso dello scorso ottobre ad Alghero, in cui si è determinata la spaccatura.
Seu raccoglie 24 circoli dei sardi sparsi nella Penisola, sui 65 riconosciuti dalla Regione. Ma con la nuova associazione si è spostato il 60% dei soci, qualcosa come «14.800 iscritti sugli oltre 27mila che precedentemente aderivano a Fasi e dove sono rimasti in 12.600 circa», risulta dai numeri emersi durante la presentazione odierna. In Seu si sono spostati anche i circoli delle principali città italiane.
A Cagliari, per la prima uscita pubblica di Seu, è quasi al completo il nuovo direttivo, presieduto da Sara Nicole Cancedda. Gli altri componenti sono Sandra Capuzzi (Pisa), Barbara Burghesu (Vimodrone), Mario Sechi (Torino), Mario Ledda (Fiorano Modenese) e Bernardina Meloni (Siena).
«Ci avviamo verso un ciclo di ascolto e confronto. Abbiamo uno Statuto provvisorio con cui iniziare il nuovo percorso, ma attraverso un Consiglio direttivo votato all'unanimità ci siamo dati sei mesi di tempo per mettere le basi dell'iniziativa che mira ad aggiornare le forme dell'associazionismo, fondandole su trasparenza, partecipazione e responsabilità condivisa», è stato spiegato dai nuovi consiglieri.
Il progetto Seu «nasce per rappresentare e valorizzare le comunità sarde fuori dall'isola attraverso una visione moderna, raccogliendo non solo i valori del passato ma anche tratti è caratteristica dell'emigrazione contemporanea, fatta anche, con numeri quasi emergenziale, da tanti giovani super titolati e qualificati, ragazzi e ragazze che nell'Isola non trovano sbocchi occupazionali».
