Sala piena nell'oratorio della parrocchia San Pio X a Li Punti per l'incontro organizzato dal Comitadu pro sa Nurra al fine di sensibilizzare la popolazione sulle implicazioni della crescente «colonizzazione energetica».

Piero Atzori, a nome del Comitato, ha denunciato la portata dell’offensiva industriale: «In Nurra sono in ballo 53 progetti di impianti, di cui 49 di fotovoltaico, che minacciano di trasformare circa 40 km² di terreni agricoli in aree industriali. Non c'è solo la perdita di  suolo coltivabile ed irriguo, parte del quale passerebbe di proprietà delle multinazionali, ma anche l'accaparramento dell’acqua necessaria al lavaggio periodico dei pannelli. Serve infatti mezzo litro d’acqua per lavare un metro quadro di pannelli, e ne servono oltre 5 milioni di litri per gli oltre 10.000.000 (dieci milioni) di metri quadri dei pannelli previsti nei progetti».

La giornalista Ninni Tedesco, ha poi commentato con soddisfazione la recente bocciatura del progetto Palmadula Solar, il più grande impianto agrivoltaico mai proposto in Italia, che avrebbe coperto oltre 1.043 ettari della Nurra. Tuttavia, come ribadito dagli organizzatori, «questa è solo una battaglia vinta. La minaccia per l’agricoltura, l’ambiente e la qualità della vita delle comunità locali è ancora concreta».

Il tema della desertificazione è stato approfondito da Lorenzo Scanu, sempre a nome del Comitato, che ha lanciato un allarme sui cambiamenti già in atto: «Il 90% del territorio della Sardegna è a rischio desertificazione, con la Nurra tra le aree più vulnerabili. Qui, vigneti e oliveti, simboli della nostra cultura agricola, rischiano di essere spazzati via». 

Anche l’avifauna è sotto attacco, secondo Francesco Guillot della Lipu: «Gli impianti fotovoltaici creano un effetto specchio che disorienta e danneggia le specie volatili. In Francia si sta già procedendo alla dismissione di alcune installazioni proprio per questo motivo. Noi stiamo trasformando la biodiversità della Sardegna senza una reale pianificazione». Guillot ha proposto l’agrivoltaico come alternativa, ma «solo come integrazione al reddito agricolo, non come sua sostituzione».

In chiusura Cristiano Sabino, saggista e blogger: «La modernizzazione arriva in Sardegna a scoppio ritardato e calata dall’alto, senza alcun coinvolgimento delle comunità e anzi contro i loro peculiari interessi materiali e politici».

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