«Le nostre colture sono finite un metro e mezzo sotto l’acqua, abbiamo perso ettari di coltivazioni tra patate, cavoli, finocchi e insalate. Il fango penetra negli ortaggi e li fa marcire, si ripete il disastro del 2019». Franco Porqueddu, coltivatore e titolare dell’azienda agricola di famiglia, inizia la conta dei danni. L’esondazione del rio Mannu, nel territorio comunale di Porto Torres, ha cancellato mesi di duro lavoro, campi soffocati dall’acqua, allagamenti che hanno invaso e distrutto i sacrifici e la speranza rinata dopo aver superato la siccità. Il fiume ha rotto gli argini, questa mattina intorno alle 6, dopo che le piogge persistenti delle ultime 12 ore hanno riempito oltre limite il bacino della diga del Bidighinzu, facendo superare la quota di massima regolazione pari a 330 millimetri oltre il livello del mare, un livello coincidente con la quota della soglia di sfioro che ha fatto scattare l’allerta per rischio idraulico a valle. È ritornato l'incubo del novembre del 2019, quando il fiume è straripato per alluvione distruggendo centinaia di ettari di colture.

Domenica mattina il rilascio dell’acqua sul rio Mannu ha provocato l’esondazione del corso d’acqua, oltre 200 ettari di terreni allagati nell'area di Ponte Pizzinnu, al confine con Sassari. In via Fontana Vecchia gli strumenti edili, dell’impresa impegnata nei lavori di restauro del Ponte Romano, sono stati trascinati dalla furia del fiume. Una famiglia è stata evacuata dalla protezione civile. Il sindaco Massimo Mulas, attraverso il personale della Forestale, barracelli e uomini del Cisom, ha ordinato il monitoraggio del Rio Mannu.

«Il fiume si sta ingrossando ed ha superato gli argini a seguito del rilascio del Bidighinzu, ma la mancanza di pioggia e di mareggiate ha evitato l’effetto tappo, alla foce, scongiurando il peggio. Una situazione tenuta sotto controllo con l’acqua che sta defluendo con regolarità», ha assicurato il sindaco Mulas. 

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