Sarebbe stato scoperto mentre cercava di commettere un furto all’interno degli uffici della direzione. In fuga, raggiunti i locali dell’infermeria, ha impugnato un bisturi col quale si è provocato delle profonde ferite per le quali è stato trasferito in ospedale. 

Teatro dell’ennesimo episodio di sangue, questa mattina, è stato il centro di accoglienza di migranti di Monastir. Il protagonista, stando a quanto si apprende, è un ospite nordafricano: non è chiaro, anche se al momento pare escluso,  se nei suoi confronti debbano essere assunti provvedimenti restrittivi. 

contentid/a2f89151-b001-49b2-a136-0f26123928fa
contentid/a2f89151-b001-49b2-a136-0f26123928fa

Intanto non si abbassa il livello di attenzione sulla struttura, ora suddivisa tra centro di accoglienza straordinaria e Hotspot.

«Quanto accaduto questa mattina», dichiara Flavio Tuzi, segretario generale nazionale di Anip Italia  Sicura, sindacato della polizia di Stato,  «è un fatto grave che evidenzia ancora una volta la necessità di elevare i livelli di sicurezza all’interno della struttura. Va riconosciuto il costante impegno di tutti coloro che operano quotidianamente nel Centro. Proprio per questo è necessario intervenire sulle criticità strutturali e ambientali che possono esporre gli operatori a rischi evitabili». 

contentid/5fa489c0-16b7-4628-b518-22219e5e3823
contentid/5fa489c0-16b7-4628-b518-22219e5e3823

Il rischio, sottolinea Tuzi, «non riguarda soltanto il singolo episodio. Una situazione improvvisa può coinvolgere gli operatori di polizia, le altre forze dell’ordine, il personale sanitario e assistenziale e gli stessi ospiti della struttura. È fondamentale intervenire prima che un episodio grave possa trasformarsi in una tragedia irreparabile».

Secondo l’Anip «una delle principali criticità riguarda la separazione tra le due strutture, Cas e Hotspot. Dagli edifici del primo  è possibile raggiungere con relativa facilità l’area antistante il secondo, che è presidiata dalle forze di polizia. Questa situazione determina una condizione di potenziale vulnerabilità per gli operatori impegnati nel servizio di vigilanza e controllo dell’Hotspot».

contentid/ab36f5ec-310c-436c-a746-2a48f28be190
contentid/ab36f5ec-310c-436c-a746-2a48f28be190

Tuzi ritiene fondamentale  «realizzare una separazione fisica effettiva tra le due strutture, attraverso cancelli, recinzioni, barriere o altri sistemi idonei a impedire il passaggio diretto e non autorizzato dagli spazi del Cas verso l’area dell’Hotspot. Il presidio  è indispensabile, ma deve essere affiancato da adeguate misure strutturali. La sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla presenza degli operatori quando è possibile intervenire anche fisicamente sulle vulnerabilità della struttura».

© Riproduzione riservata