Lo scorso novembre, don Carlo Rotondo, missionario globetrotter, aveva salutato i suoi compaesani di Sinnai con un’incredibile, movimentatissima messa concelebrata nella chiesa di Santa Vittoria con don Guido Rossandich. Lo aveva fatto a modo suo, annunciando il suo nuovo viaggio in Tanzania, dove vive da quasi 5 anni, fra i più poveri tra i poveri, e ringraziando la Sardegna e la sua Sinnai per le offerte ricevute per l’acquisto di una clinica mobile: aiuti finanziari arrivati anche attraverso alcune cene organizzate in diversi centro dell'Isola (come Sinnai e anche Settimo San Pietro).  

Il sogno ora si è avverato. A  Pawaga, in Tanzania, piena savana, la "clinica mobile" è davvero arrivata.

Per il missionario, don Carlo Rotondo, abituato a vivere fra i poveri del mondo (per una decina d'anni è stato anche in Kenya), è stato un altro evento straordinario.

La “clinica mobile” è stata inaugurata a inizio settembre. Ora sta muovendo i primi passi sperimentali. Un riconoscimento che chiude un percorso iniziato nel 2024, quando l'Admiss Ong — che supporta l'opera di don Carlo — aveva vinto un concorso per la costruzione del reparto materno “Mama Mzazi”: 600 metri quadrati interamente dedicati a mamme e bambini.

Nel 2025 la Regione Sardegna aveva premiato l'allestimento e l'acquisto delle attrezzature sanitarie del reparto: incubatrici, macchine per l'ossigeno, letti per il parto e arredi per le 16 stanze. Ora l'ultimo tassello. La clinica mobile è annessa al reparto maternità e permetterà a madri e bambini di ricevere visite diagnostiche e pediatriche direttamente nei villaggi, senza dover percorrere decine di chilometri a piedi tra il caldo e le piogge torrenziali. L'obiettivo è raggiungere 15 villaggi e circa 30mila persone.

In Tanzania la strada verso un parto sicuro resta in salita: nelle zone rurali l'accesso alle cure è ostacolato da distanze enormi, costi insostenibili e carenza di personale e attrezzature. Molte famiglie, quando la sanità formale è troppo lontana o troppo cara, si affidano ai guaritori tradizionali. Il risultato è che la Tanzania resta tra i dieci Paesi al mondo che concentrano il 60% dei decessi materni, neonatali e dei nati morti.

Il Paese ha però fatto passi avanti: il tasso di mortalità materna è sceso da 556 decessi ogni 100.000 nati vivi nel 2015, a 104 nel 2022. Eppure ogni anno muoiono ancora circa 30 neonati ogni 1.000 per complicazioni legate a gravidanza, parto o alle prime ore di vita, un tasso ben superiore alla media globale. Un progetto tutto sardo, reso possibile anche grazie al contributo dei donatori dell'Isola.

È Admiss Ong a organizzare le raccolte di fondi, a cui si aggiungono gli amici di don Carlo Rotondo, che in questi anni hanno sostenuto l'iniziativa con tante manifestazioni di solidarietà in Sardegna. Ed è l'Isola, con le sue comunità e i suoi cittadini, a tenere in piedi l'opera di don Carlo Rotondo a migliaia di chilometri di distanza. La conferma della solidità di un progetto che non è un intervento isolato, ma un disegno coerente - prima la struttura, poi le attrezzature, infine la sanità – che va a cercare le persone che hanno bisogno di tutto, là dove vivono: nella Savana. 

 «In Tanzania sto vivendo un’esperienza incredibile fra bambini e gente straordinaria», spiega don Carlo, che non manca di salutare e ringraziare la Sardegna: «Io sto cercando di fare sempre il possibile. Alla Gigi Riva, il mio idolo sin da quando mio babbo mi portava all’Amsicora».

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