Nelle celle sovraffollate del carcere di Massama il clima è sempre ad altissima tensione. I detenuti ormai insofferenti protestano per i  nuovi arrivi da Badu ‘e Carros e Regina Coeli. Nelle prossime settimane potrebbero esserci ulteriori spostamenti, il carcere di Massama potrebbe essere in qualche modo “alleggerito” ma nel frattempo resta una situazione critica e complessa da gestire. «Da tempo abbiamo segnalato con preoccupazione il progressivo deterioramento delle condizioni organizzative e strutturali della casa di reclusione di Oristano Massama» sostiene il segretario regionale dell’Uspp, Andrea Pistis. E adesso con i 22 nuovi detenuti di Alta sicurezza arrivati dal carcere di Nuoro e i 32 di Media sicurezza da Roma, la situazione è diventata esplosiva.

Due giorni fa alcuni detenuti di reparti diversi quasi contemporaneamente hanno scatenato il caos danneggiando arredi, lampade e allagando un intero piano.

«In quest’ultimo periodo ci sono stati picchi di ingressi che hanno messo a dura prova la capacità ricettiva della struttura – aggiunge Pistis – Questa situazione ha determinato un sovraccarico che l’istituto non è in grado di sostenere nel lungo periodo, anche a causa di un organico non proporzionato alle nuove esigenze operative». Al momento i detenuti sono 297 (i posti a Massama sono 264) mentre a fine novembre erano 214; gli agenti di polizia penitenziaria sono circa 140

Anche il Garante per le persone private della libertà Paolo Mocci insiste sulle difficoltà. «Quanto accaduto dimostra che la Sardegna non può farsi carico da sola di problemi che hanno dimensione nazionale e richiedono risposte plurime». I dati del sovraffollamento a Massama, ma anche negli altri istituti «evidenziano una pressione su infrastrutture, personale e servizi sanitari. L’invio indiscriminato di detenuti, sulla base di una presunta disponibilità di spazi ma senza un’analisi delle risorse di personale, è preoccupante». Il Garante chiede una riqualificazione infrastrutturale, il miglioramento della gestione delle aree comuni e dei percorsi di emergenza. «È essenziale che Regione, Stato e Amministrazione penitenziaria lavorino insieme per restituire al carcere di Massama la funzione di luogo in cui i diritti umani sono rispettati e la dignità dei detenuti salvaguardata».

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