Masullas apre “EXTRAMUROS”, il Medioevo sardo esce dalle mura
A dare il via all’iniziativa è stata la conferenza inaugurale della presidente dell’Associazione Giuseppina DeligiaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è aperto ieri a Masullas, il festival “EXTRAMUROS – Il Medioevo oltre le mura”, la prima rassegna itinerante dedicata al Medioevo sardo, promossa dall’Associazione Itinera Romanica Amici del Romanico, grazie al contributo della Fondazione di Sardegna, con l’ambizione di portare la storia medievale direttamente nei luoghi che ancora oggi ne custodiscono le tracce, come chiese, borghi, paesaggi, pietre e comunità vive.
A dare il via all’iniziativa è stata la conferenza inaugurale della Presidente dell’Associazione Giuseppina Deligia, intitolata “La Sardegna nelle trame politiche del Mediterraneo medievale”, che ha subito chiarito lo spirito dell’intera operazione culturale. «EXTRAMUROS nasce dalla volontà di riportare il Medioevo fuori dai luoghi specialistici e restituirlo ai territori, alle comunità e ai monumenti che ancora oggi custodiscono la memoria della nostra storia», ha spiegato Deligia. «La Sardegna medievale non è stata una realtà isolata, ma un territorio attraversato da relazioni, alleanze, commerci e incontri che l’hanno resa pienamente parte del Mediterraneo». La scelta di partire da Masullas non è casuale. «Come prima tappa abbiamo scelto Masullas perché rappresenta perfettamente lo spirito del festival», ha sottolineato Deligia. «Un piccolo centro che custodisce un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto, ma fondamentale per comprendere l’identità storica e culturale della Sardegna. Luoghi che non sono periferici, ma autentici scrigni di memoria e patrimonio».
Il progetto, che si svilupperà da maggio a ottobre attraversando diversi territori dell’isola, si propone come un modello inedito di divulgazione storica. «Con EXTRAMUROS vogliamo costruire un modello di divulgazione culturale capace di unire ricerca storica, partecipazione delle comunità e valorizzazione del territorio, attraverso linguaggi accessibili e attività che mettano insieme storia, esperienze, musica, narrazione e patrimonio», ha concluso Deligia. Il calendario delle tappe è già fitto e promettente: dopo Masullas, 15 e 17 maggio, il festival si sposterà a Tula dal 26 al 28 giugno, poi Samassi dal 10 al 12 luglio, Bonorva dal 28 al 30 agosto, Ozieri dall’11 al 13 settembre, Ardara dal 2 al 4 ottobre e infine Tartalis dal 9 all’11 ottobre. Ogni tappa avrà un focus tematico diverso e coinvolgerà studiosi, divulgatori, artisti, gruppi storici e professionisti del settore, con un programma che spazia dagli incontri accademici alle visite guidate, dai concerti ai laboratori artigianali, fino ai momenti esperienziali aperti a grandi e piccoli.
Il programma di questo fine settimana a Masullas è già ricco. Tra gli appuntamenti in calendario figurano visite guidate alla Chiesa di San Leonardo e al Museo I Cavalieri delle Colline, laboratori didattici per bambini, animazioni con il volo dei falchi, il tiro con l’arco, le botteghe medievali e, questa sera, il concerto degli Arkon, band doom/heavy metal che canta in lingua sarda, a chiudere la prima giornata con un suggestivo connubio tra antico e contemporaneo.
Tra gli appuntamenti di domani, alle 12.30, l’incontro con Rossana Martorelli, che presenterà il volume da lei curato, “A tavola in Sardegna nel Medioevo”. Un libro che, come ha tenuto a precisare la stessa curatrice, restituisce uno sguardo intimo e quotidiano sulla civiltà medievale sarda, attraverso i sapori, i riti e le abitudini alimentari di un’epoca spesso raccontata solo attraverso guerre e potere. «La tavola è uno specchio straordinario della società», ha commentato Martorelli. «Attraverso ciò che si mangiava, come lo si preparava e con chi lo si condivideva, possiamo leggere gerarchie sociali, rotte commerciali, influenze culturali e persino la devozione religiosa di un intero popolo. È storia vera, concreta, che appartiene a tutti».
EXTRAMUROS si candida così a diventare un appuntamento fisso nel panorama culturale isolano: non una rievocazione nostalgica, ma un racconto vivo e itinerante di un’isola che ha molto da dire sul proprio passato, e che sceglie di dirlo laddove quel passato ancora respira.
