Doveva arrivare a Mandriola a luglio, la sua meta estiva da 40 anni, assieme ai genitori, al marito e alla figlia. Per trascorrere l'estate nuotando, correndo e godendosi il mare, la sua passione da sempre. Quel mare che l'ha però tradita. Tra i cinque italiani morti nel corso di un'immersione alle Maldive, nelle grotte subacquee dell'atollo di Vaavu, a una profondità di circa cinquanta metri, c'è anche Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia presso l'ateneo di Genova, che da anni trascorreva le sue ferie nella marina di San Vero Milis, dove non solo era molto conosciuta, ma aveva stretto forti legami di amicizia. Con lei c'era sua figlia, Giorgia Sommacal, anche lei cresciuta nel mare di Mandriola. Racconta con le lacrime agli occhi l'amicizia che la legava a Monica, Gianni Lutzu, quasi 60 anni, insegnante e proprietario della casa affianco a quella che Monica prendeva in affitto: «Con Monica, il marito Carlo e i suoi genitori ci frequentiamo da una vita. Siamo cresciuti insieme, abbiamo trascorso estati indimenticabili. Ho tantissime foto che ritraggono sua figlia Giorgia assieme a mio figlio».

Gianni Lutzu ha sentito Monica da pochissimo: «Mi ha detto che non vedeva l'ora di arrivare e che quest'anno i suoi genitori non sarebbero venuti. Lei qui è di casa, è conosciuta da tutti», racconta ancora l'amico, mostrando le foto scattate insieme alla sua amica di sempre. «Monica del territorio di San Vero Milis amava tutto. Il mare, la sabbia, i tramonti, la gente. Andava a scoprirlo correndo, per lei era questo il senso delle ferie. Non conto i video che io stesso ho fatto con il drone per documentare le sue corse. Staccava così dal lavoro, dal caos della città. Trascorreva l'estate a contatto con la natura. Solitamente lei arrivava a luglio, i genitori invece da giugno».

Per oltre venticinque anni, la docente ha studiato e raccontato la Posidonia oceanica, gli ecosistemi costieri e i cambiamenti climatici. «Ecco perché amava farsi fotografare nella sua posidonia -  racconta ancora l'amico sardo - Ci spiegava sempre, con grande passione, il perché di questa ricchezza». La docente ha guidato progetti internazionali e formato generazioni di ricercatori. Era un'esperta subacquea e viveva il mare con profondo rispetto e conoscenza. Non sono ancora state chiarite con esattezza le cause dell'incidente: tra le ipotesi formulate dagli esperti su cosa abbia impedito la risalita  ci sono un potenziale problema alla miscela di ossigeno nella bombola, le condizioni meteo o la perdita di orientamento. «Sicuramente questa ultima immersione doveva essere di studio - conclude Lutzu  - ma si è trasformata in una tragedia che ci ha strappato due donne straordinarie». 

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