Una cantina di Nuoro, sosta a Bitti, in tenda per mesi nelle campagne di Padru: le tappe della fuga di Raduano
Il boss evaso da Badu ‘e Carros, pentito dopo l’arresto, ha contribuito a ricostruire le fasi della sua latitanza durata un anno. Il questore Polverino: «Indagini ancora aperte». Oggi 14 in carcerePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
È stato lui, Marco Raduano, dopo il pentimento, a fornire agli inquirenti importanti elementi per ricostruire la dinamica dell’evasione dal carcere nuorese di Badu ‘e Carros, a febbraio del 2023, e della latitanza durata fino a febbraio dell’anno successivo, conclusa con l’arresto in Corsica. Oggi tra Sardegna, Corsica e Veneto sono stati eseguiti 14 arresti – 58 in tutto gli indagati – tra i presunti fiancheggiatori: in manette anche un agente di polizia penitenziaria.
L’ormai ex boss della mafia garganica ha raccontato il passaggio per tre giorni in una cantina di Nuoro dopo la rocambolesca fuga: un nascondiglio non previsto nei piani, perché alcuni eventi avevano “disturbato” l'intervento dei suoi complici, entrati in campo solo nella fase successiva. Ossia quando “Pallone”, questo il soprannome di Raduano, si era trasferito per alcuni giorni a Bitti e poi nella tenda che lo ha ospitato per quattro mesi nelle campagne impervie di Padru, nella quale gli investigatori hanno trovato alcuni elementi che l'arrestato ha segnalato.
In quel periodo Raduano aveva a disposizione un telefono cellulare, probabilmente introdotto dall'agente penitenziario di Siniscola arrestato, e che già prima dell'evasione aveva utilizzato per organizzare la fuga. Poi il trasferimento in Corsica, con una parentesi in Spagna.
Nel corso della conferenza stampa a Nuoro, in collegamento da Bari il procuratore della Dda Francesco Giannella, ha sottolineato «l'importanza della collaborazione tra procure e tra forze dell'ordine di vari territori, compresi i colleghi spagnoli in occasione dell'arresto di Gianluigi Troiano, braccio destro di Raduano», ma ha anche messo in evidenza «un gruppo criminale agguerrito che ha fornito supporto economico e logistico al boss della mafia garganica».
«Quello di oggi è un risultato investigativo importante», ha aggiunto il Questore di Nuoro Alfonso Polverino, «ma le indagini non sono chiuse. Sono state messe in campo tante energie per ricostruire tutta la vicenda e continueremo a lavorare in questo solco».
(Unioneonline)