Macomer, cinque milioni per il centro intergenerazionale (ma serve la strada)
Previsti posti letto, centro diurno, impianti, lavori e milioni di euro. Resta però il nodo della viabilitàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Buia, dissestata, priva di marciapiedi e delle infrastrutture necessarie, ancora di proprietà privata e mai regolamentata. È la stradetta di accesso alla struttura accanto al viale Pietro Nenni, già Madona di Bonaria, delle suore salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice, che vi hanno operato per sessanta anni, acquistata dal Comune per realizzarvi un centro intergenerazionale. Un obiettivo ambizioso quello del Comune, che intende riqualificare e riconvertire l’immobile in un polo socio-assistenziale comprendente una Comunità integrata con sessanta posti letto e un centro diurno dedicato agli anziani e dove è operante il centro di aggregazione sociale del Comune. L’investimento previsto per la ristrutturazione è stimato in circa cinque milioni di euro, mentre la concessione potrà durare da quindici a cinquant’anni. Un progetto che però presenta un problema non di poco conto: la stradetta di accesso, che nel progetto del Comune non vi è nessun riferimento, che risulta ancora in mano ai privati, alla famiglia Albano, che donò quell'area nel lontano 1963 alle suore salesiane. La questione della strada di accesso ora si ripresenta con tutta la sua complessità. Si sta investendo tanto, ma non si risolve il problema dell'accesso, con la regolamentazione della strada di accesso e consentire di realizzare un'opera grandiosa, unica in Sardegna. Nel bando del Comune e nell'annuncio si parla dettagliatamente di posti letto, centro diurno, impianti, lavori e milioni di euro. L’indirizzo è indicato; il modo sicuro per raggiungerlo, no. Come dovrebbero percorrere quella strada sessanta anziani? E come dovrebbero utilizzarla familiari, operatori, ambulanze e mezzi di servizio? La sicurezza degli anziani non può essere considerata un dettaglio da affrontare in un secondo tempo.Francesco Albano, proprietario del fondo antistante e dello stradello attraverso il quale si accede all’immobile. Il suo nome è legato anche alla stessa area, conosciuta storicamente come “Pineta Albano”, nella quale si trova la struttura.
"Ho inviato una pec formale al Comune - spiega Francesco Albano- congratulandomi per l’iniziativa, ma sollevando contestualmente la questione dell’accesso. Lo stradello è di mia proprietà e sono naturalmente disponibile ad aprire un tavolo di dialogo con l’amministrazione comunale, nell’interesse della comunità e, soprattutto, dei futuri ospiti anziani. Non è un problema di poco conto. Sono disponibile a cedere quella strada che è comunque una questione che va regolamentata".
