Ulisse a Santa Teresa Gallura? La tesi dell'architetto Fara sulla terra dei Lestrigoni
Un serrato confronto tra il testo omerico e i possibili riscontri concreti nel mare, nella baia e lungo la costa(foto Ronchi)
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Suggestiva e intrigante è stata la tesi esposta, qualche giorno fa, a Santa Teresa Gallura, sul possibile approdo di Ulisse qui, durante il suo viaggio narrato nell’Odissea, identificandolo nel porto di Longonsardo.
Quest'ultimo è stato individuato dall’architetto Giovanni Fara come la leggendaria terra dei Lestrigoni. Sebbene l’archeologa Angela Antona, al termine dell’incontro, abbia espresso più di una perplessità, almeno una parte dell’uditorio ne è rimasta piuttosto affascinata. Non è sembrata male, inoltre, l’idea espressa ancora dall’architetto Fara al termine dell’incontro: realizzare un percorso letterario nei luoghi che potrebbero essere stati calcati da Omero e dai suoi uomini, dove si sarebbero svolte le vicende narrate nell’Odissea.
L’esposizione della tesi da parte del professionista, che si occupa dell’argomento da decenni, è stata lunga, articolata e circostanziata, senza alcuna enfasi, basata su ragionamenti e su un serrato confronto tra il testo omerico e i possibili riscontri concreti nel mare, nella baia e lungo la costa di Santa Teresa Gallura.
La tesi dell’architetto Fara confuta quella formulata in passato da Victor Bérard, scrittore e studioso di Omero, il quale aveva invece individuato a Palau, in particolare a Capo d’Orso, la località riconducibile alla “terra dei Lestrigoni”, i giganti cannibali descritti nel Libro X dell’Odissea. Lestrigoni che, secondo Fara, sarebbero stati i nuragici, che inflissero gravi perdite, "infilzandoli" e colpendoli con sassi ai 500 greci, appena una cinquantina dei quali riuscirono a salvarsi, costringendo Ulisse alla fuga e a riprendere il mare per tornare, dopo tante peripezie, nella sua Itaca, dall’amata Penelope.
