«Mi stavo difendendo da una minaccia e sono diventato la minaccia. Non avrei dovuto farla salire in auto, non avrei dovuto prendere la pistola. Non avrei dovuto fare tante cose». Usa le parole di Emanuele Ragnedda il difensore, Luca Montella, per fornire al giudice Federica Di Stefano la versione dei fatti dell’imputato. Secondo i penalisti Gabriele Satta e Luca Montella, il 12 settembre dell’anno scorso, nella casa di Conca Entosa, Emanuele Ragnedda ha sparato contro Cinzia Pinna reagendo ad un’aggressione.

E questa la tesi di fondo dei due legali nella discussione del procedimento davanti al gruppo di Tempio il delitto di Conca Entosa. La difesa sta facendo le sue richieste nell’ultima fase del procedimento. La pm Noemi Mancini ha parlato stamattina chiedendo il rinvio a giudizio dell’imprenditore di Arzachena. La rappresentante dell’accusa è stata particolarmente dura, insistendo sulla volontà di annientamento della vittima da parte dell’imputato che, stando la ricostruzione della magistrata, avrebbe sparato tre colpi di pistola sul viso ad una persona inerme, incapace di difendersi e è in stato di inferiorità a causa del consumo di droga e alcol.

Un delitto, quindi, senza un movente e senza alcuna giustificazione o attenuante. Hanno parlato anche tutti i legali delle parti civili, Nino e Antonella Cuccureddu Per i parenti di Cinzia Pinna, Nicoletta Mani per Luca Franciosi, presunta vittima di una calunnia contestata a Ragnedda. La decisione della Gup Federica Di Stefano potrebbe arrivare in serata.

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