Con chi si schiererà l’Avvocatura regionale? Con l'ufficio Anticorruzione della Regione, che ha dichiarato nulla la nomina. O con la Giunta regionale, che quella nomina l’aveva deliberata? Rischia di ingarbugliarsi la vicenda giuridica legata all’amministratore unico di Forestas (ormai ex) Salvatore Piras, che ha annunciato di voler impugnare la decisione che gli ha fatto perdere l’incarico dopo quasi due anni al vertice dell’agenzia. Un provvedimento (QUI I DETTAGLI)  legato alla sua attività di amministratore della società Opera Gesù Nazareno di Sassari, attiva nel settore della riabilitazione socio sanitaria. Ge.Na. (abbreviato)  che era finita anche al centro di una interrogazione in Consiglio regionale: l’opposizione aveva sollevato dubbi sulla legittimità di alcuni contratti milionari con Ares. Dall’assessorato alla Sanità erano arrivate delle rassicurazioni, ma erano stati annunciati ulteriori approfondimenti. E non è detto che la storia, anche su questo fronte, sia chiusa. 

L’annullamento

La ricostruzione, per capire, deve partire dalla fine. Dall’atto che ha definito nulla la nomina di Piras, risalente al giugno 2024, per via della legge nazionale su incompatibilità e inconferibilità: l'Anticorruzione regionale ha stabilito che il professionista non avrebbe potuto ricoprire il ruolo in Forestas perché nell’anno precedente aveva gestito la società (Opera Gesù Nazareno) che aveva incassato soldi da enti regionali, in virtù di un contratto per un servizio di riabilitazione. Con lo stesso provvedimento è stato avviato un accertamento su eventuali responsabilità in capo a chi ha deliberato la nomina, ossia agli assessori della Giunta Todde e alla presidente. Piras, poco dopo, ha annunciato la volontà di impugnare la defenestrazione, sottolineando di aver reso a suo tempo tutte le dichiarazioni sulle sue attività private e di non aver omesso nulla sul fronte della trasparenza.    

«Corto circuito istituzionale»

Doglianze legittime, le sue. Sarà il Tar a stabilire chi ha ragione. Ma c’è chi individua un rischio di «corto circuito istituzionale».  L’Anticorruzione non ha autonomia di difesa e in giudizio dovrebbe essere rappresentato dall’Avvocatura della Regione. Qui il paradosso, perché l’Avvocatura regionale dipende dalla presidenza della Regione e può ricevere l’incarico di difesa soltanto dalla governatrice. In pratica: Alessandra Todde dovrebbe autorizzare l’Avvocatura a difendere davanti al Tar la decisione dell’Anticorruzione che ha annullato proprio un suo decreto di nomina.

Un «corto circuito istituzionale», lo definisce Michele Pais (Lega), ex presidente del Consiglio regionale, «un altro pasticcio, dopo le nomine nulle della Asl e centinaia di migliaia di euro di danni a conto dei sardi». E adesso, fa notare il leghista, «sarà curioso capire quale mandato la presidente Todde darà all'Avvocatura: difendere il proprio decreto di nomina o difendere il provvedimento di annullamento dell'ufficio Anticorruzione?».

La crisi economica

Ma non è la prima volta che le attività private di Piras, connesse a quelle pubbliche, finiscono al centro dell'attenzione del palazzo del Consiglio regionale. Una, la più recente, è di Fratelli d’Italia: viene illustrata una situazione di pesante difficoltà economica per la Ge.Na. (con una perdita prospettica di circa 831 mila euro) che sarebbe causata da una «mancata coerenza tra la nuova ripartizione tariffaria e i tetti di spesa» e si chiede a Todde di intervenire in qualità di presidente e di assessora regionale alla Sanità. 

I dubbi

Se per l’atto precedente la risposta non c’è ancora, l’assessorato ha preso posizione rispetto a un’interrogazione presentata a dicembre da Alessandro Sorgia, anche lui in Fratelli d’Italia. Nel mdocumento si parla di due contratti della Gesù Nazareno (ancora guidata da Piras) siglati con Ares a gennaio e marzo 2025, da 1,6 e 1,2 milioni di euro. «Entrambi i contratti, seppure sottoscritti nel 2025», scrive Sorgia, «si riferiscono al periodo 1 gennaio 2024 – 31 dicembre 2026 e prevedono espressamente che la dotazione organica della struttura, distinta per sede operativa, sia specificata nell’elenco nominativo del personale, controfirmato dal legale rappresentante, dal quale devono risultare: codice fiscale, qualifica, mansione, nucleo di appartenenza, impegno orario settimanale, tipo di contratto applicato e, per il personale medico, la specializzazione conseguita». Gli elenchi dei nomi sono allegati e quasi tutti gli operatori, compreso Piras, compaiono in entrambi. Sorgia fa notare che l’impiego di ciascun operatore, per ogni contratto, dovrebbe essere compreso fra 36 e 38 ore settimanali. In sintesi, il quesito è: come è possibile che possano operare per 76 ore alla settimana? Tra loro anche Piras, che in più fa (faceva) l’amministratore unico di Forestas. 

La risposta porta la firma del capo di gabinetto dell’assessorato alla Sanità, Stefano Ferreli. Si legge che «la società Opera Gesù Nazareno s.r.l. è titolare di due contratti per l'erogazione di prestazioni sanitarie e sociosanitarie: uno per la riabilitazione globale e uno per la salute mentale. Le due strutture sanitarie, pur essendo distinte per tipologia di pazienti e prestazioni, hanno la sede fisica in un unico edificio a Sassari. Per tale motivo, una parte del personale opera su entrambe le linee di attività, senza alcun documento sul livello delle prestazioni erogate». Inoltre «non risultano superamenti illegittimi dell'orario di lavoro, né carenze o inadempienze nell'erogazione delle prestazioni il cui controllo, dal punto di vista sanitario e socio-sanitario, è direttamente rimesso alla Asl». Inoltre, scrive Ferreli «Ares riferisce di aver provveduto, in ogni caso, a richiedere un nuovo ulteriore aggiornamento con la richiesta distinta per ciascuna figura professionale dell'impegno orario prestato in favore delle linee di attività al fine di monitorare la corretta esecuzione del contratto». 

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