Cagliari, centro storico sempre più turistico ma perde residenti e negozi: «In 15 anni sparite oltre mille attività»
In tre decenni la città ha detto addio a oltre 35mila abitanti, con un progressivo spopolamento dei quartieriPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I centri storici non sono musei a cielo aperto né semplici attrazioni turistiche, ma il motore sociale ed economico delle città. È il messaggio forte emerso dal convegno “Centri storici – analisi e futuro”, organizzato oggi da Confcommercio Sud Sardegna nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, davanti a istituzioni, associazioni di categoria ed esperti del settore.
L’appuntamento è stato moderato dal direttore di Confcommercio Sud Sardegna Giuseppe Scura.Il cuore dell’incontro è stato il report presentato da Cristiano Erriu, segretario generale della Camera di Commercio di Cagliari, che ha restituito una fotografia netta e per certi versi allarmante del centro storico cittadino. Negli ultimi 30 anni Cagliari ha perso circa 35mila abitanti, con un progressivo spopolamento delle aree centrali. Parallelamente, però, le famiglie sono aumentate, passando da circa 67 mila nel 2003 a 78 mila oggi, diventando sempre più piccole, anziane e spesso monoparentali. Un cambiamento strutturale che incide direttamente sulla domanda di commercio e servizi di prossimità.
Sul fronte economico, i numeri sono ancora più duri: negli ultimi 15 anni hanno chiuso circa 1.200 imprese commerciali attive nel centro storico di Cagliari (1.073 se si considerano le sole imprese registrate). Un dato definito “impressionante”, che riflette un trend simile anche nel resto della città metropolitana. A fronte delle chiusure, si registra però una crescita selettiva: +511 tra bar e ristoranti e +224 imprese di alloggio. In totale, 735 attività in più legate a ristorazione e ospitalità. Il risultato è una trasformazione profonda: i centri storici diventano sempre più “alberghi all’aperto”, con una concentrazione di B&B, takeaway e somministrazione, mentre scompaiono artigiani, mercati, fruttivendoli e negozi di quartiere.
Molte nuove attività, inoltre, hanno una vita breve: aprono e chiudono rapidamente, generando instabilità e abbassando la qualità urbana. Tra le criticità evidenziate: monocultura commerciale, offerta standardizzata, insegne assenti o improvvisate, scarsa integrazione con il contesto urbano, oltre a rumore, rifiuti e conflitti crescenti con i residenti. I dati illustrati confermano che la concorrenza oggi non è più tra strade, ma tra canali di vendita. Nel 2025 l’e-commerce supera i 60 miliardi di euro, pari all’11% dei consumi, con l’84% delle famiglie sarde connesse a internet. Online si acquistano soprattutto abbigliamento (23%), ma crescono anche casa, pasti e ristorazione.
A incidere sono quattro grandi fattori: e-commerce, accessibilità e parcheggi, concorrenza dei centri commerciali extraurbani, costi elevati e vincoli urbanistici. Un altro segnale critico riguarda l’imprenditoria: crescono le imprese femminili, mentre quelle giovanili mostrano segnali “del tutto negativi”. Le imprese straniere rappresentano ormai circa un terzo del commercio al dettaglio. «I centri storici non sono una cartolina, ma vere e proprie infrastrutture sociali ed economiche», ha sottolineato Erriu. «Il nostro obiettivo è quello di costruire indicatori che consentano di analizzare e monitorare demografia, accessibilità, struttura commerciale e qualità urbana. Solo così le politiche pubbliche possono essere efficaci, sostenibili e di lungo periodo». La proposta è quella di un cruscotto di analisi periodica, condiviso e aggiornato, a supporto delle decisioni politiche.
Per Emanuele Frongia, presidente Fipe Confcommercio Sud Sardegna, «il centro storico è un bene collettivo: non solo uno spazio fisico, ma un luogo di vita quotidiana. Far tornare le persone nel cuore della città è la vera sfida. Per tutti, lo scomodo deve diventare comodamente affrontabile». Un tema che riguarda Cagliari come Firenze: «Il soft power italiano passa anche dai suoi centri storici». Il vice direttore nazionale Fipe Luciano Sbraga ha ricordato che “oggi viviamo dentro un’economia dei servizi: il 41% del valore aggiunto si crea nelle città metropolitane. Se le città non girano, non gira il Paese”, sottolineando la necessità di politiche urbane orientate allo sviluppo e non solo alla regolazione. Anche Aldo Cursano, vice presidente nazionale Fipe Confcommercio, ha ricordato che è “necessario tutelare i locali storici del Paese soprattutto rilanciandone il valore sociale, culturale ed economico”, ricordando che Firenze è stata l’apripista di una pianificazione per trovare soluzioni di convivenza tra residenti e attività produttive.
Il presidente di Confcommercio Sud Sardegna Marco Mainas ha lanciato l’allarme: «I centri storici vivono una profonda difficoltà sociale e culturale. Perdiamo in media cinque negozi al giorno, lasciando intere vie senza identità. Il rischio è una città monoculturale, schiacciata solo su turismo e ristorazione. Serve una svolta per il rilancio del commercio». Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha accolto la proposta di Confcommercio e Camera di Commercio: «I fenomeni che viviamo sono mondiali e non possiamo fermarli. Le abitudini sono cambiate, ma possiamo governare il cambiamento. Dove vive bene il turista, vive bene anche il cittadino».
Dal confronto è emersa la necessità di una vera cassetta degli attrezzi: regolamenti comunali, politiche urbanistiche mirate, incentivi selettivi, formazione, patti antisfitto e gestione dei canoni, per ricostruire un mix commerciale di qualità e ridurre i conflitti tra residenti ed esercenti. Il convegno si è chiuso con un impegno condiviso: mettere i dati al centro delle scelte per ridare futuro ai centri storici e riportarli ad essere luoghi vissuti, abitati e accessibili. Hanno partecipato anche Paolo Murenu, consigliere direttivo Confcommercio Nord Sardegna, Agostino Cicalò, presidente Confcommercio Nuoro Ogliastra, Nando Faedda, presidente di Confcommercio Oristano, e Franco Cuccureddu, assessore regionale all’Artigianato, Commercio e Turismo.
(Unioneonline)
