Olbia, una vocazione cresciuta in famiglia: Don Alessandro Suelzu diventa sacerdote
Domenica la sua prima celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di San Paolo ApostoloPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Per Don Alessandro Suelzu, ordinato sacerdote oggi dal Vescovo Mons. Roberto Fornaciari nella Cattedrale di San Pietro Apostolo a Tempio Pausania, una celebrazione molto partecipata e l’emozione di un’intera comunità che ha visto crescere il suo percorso vocazionale. Domenica mattina la sua prima celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo a Olbia, nel cuore della città, vedrà nuovamente accorrere i fedeli.
Don Alessandro racconta una vocazione maturata nella semplicità. «La mia chiamata è nata in famiglia. Sono stato educato fin da piccolo a una fede semplice». Aveva appena otto anni e mezzo quando ha iniziato a frequentare la vita parrocchiale nella comunità di San Paolo Apostolo, allora guidata da Don Nino Fresi, sacerdote dal forte spirito missionario.
«Rileggendo il mio cammino – confida – sento che Dio è stato con me attraverso le persone che hanno affiancato il mio percorso. Fondamentale il sostegno della famiglia: mamma Loredana, babbo Lino e mio fratello Michele, insieme a quello di numerosi pastori della Chiesa. Devo molto al vescovo emerito Mons. Sebastiano Sanguinetti, che mi accolse in seminario, all’attuale vescovo Mons. Roberto Fornaciari, che mi ha ordinato diacono, ai rettori del Seminario minore di Tempio e del Seminario Regionale di Cagliari, a don Gianni Satta attuale parroco di San Paolo in Olbia che mai ha fatto mancare la sua presenza e a Don Davide Mela nelle cui parrocchie, Viddalba e Santa Maria Coghinas, sono stato due anni per il servizio pastorale».
Un passo “per sempre”, in un tempo segnato dalla precarietà, è controcorrente: parla non solo alla comunità ecclesiale, ma all’intera realtà olbiese, composita e plurale sotto il profilo sociale, culturale e religioso. Lo sottolinea la riflessione del parroco della chiesa primaziale San Paolo Apostolo, Don Gianni Satta. «La persona di Alessandro è la cifra del centro storico e della parrocchia stessa – afferma – che è una realtà piccola e composta da persone provenienti da mille luoghi diversi, e che, dunque, è come quella della Chiesa, aperta a tutti. La dimensione della parrocchia che sembra “minima”, apparentemente poco significativa, è, però, espressione di una grande ricchezza spirituale e sono proprio queste realtà minime a permettere le grandi cose: un giovane di trent’anni che fa questa scelta».
Una scelta che assume un valore ancora più forte nel contesto storico attuale. «Oggi indirizzarsi verso una scelta per sempre non è più contemplato. Viviamo preparando sempre una porta di emergenza e di uscita. Don Alessandro, invece, ha saputo perseverare, nonostante tanti condizionamenti, nel suo percorso formativo e questa è una cosa bella. Dà speranza a tutti, in particolare ai giovani di Olbia, che spesso rischiano di perdersi, per dirla con Battiato, appaiono senza un “centro di gravità permanente».
L’augurio al neo sacerdote con parole nette e profonde. «Gli auguro di essere libero da se stesso, di non appartenersi – asserisce - È la sfida e il dono più grande del sacerdozio. Domenica, giorno della sua prima messa, è una bella coincidenza: c’è il Vangelo delle Beatitudini che ci ricorda “beati i poveri in spirito”. Servire la Chiesa significa servire gli uomini e attraverso il Vescovo sarai inviato a questa missione. Non sempre le attese personali coincideranno con il servizio che ti verrà richiesto - prosegue - Ecco che non appartenersi significa anche non cercare carriere o potere; se si vuole fare carriera, non si diventi prete».
Tra gli aspetti del sacerdozio che più lo affascinano, don Alessandro indica senza esitazione la preghiera di intercessione: «Così come Cristo ha offerto se stesso sulla Croce, anche il presbitero è chiamato, pur nei suoi limiti, a offrire se stesso per i fratelli». Molto legato ai giovani della parrocchia, rivolge a loro un messaggio semplice e diretto: «Vale davvero la pena fidarsi di Dio e dirgli di sì. Si parla spesso dei giovani dicendo che sono il nostro futuro ma io penso che siano principalmente il nostro presente e in questo presente c’è molta diffidenza in loro ma anche verso di loro, ciò crea delle difficoltà che devono essere superate».
Quanto al modo di essere sacerdote oggi, Don Alessandro non parla di ricette: «Dal giorno dell’ordinazione in poi, il presbitero è chiamato ad amare e servire il popolo. Il primo servizio è l’ascolto paterno». Il brano biblico che più lo rappresenta è la parabola del padre misericordioso nel Vangelo di Luca: «Mi riconosco soprattutto nel figlio che si allontana interiormente dal Padre. Eppure il Padre ama entrambi i figli e si dona a entrambi. È questa misericordia che dà senso alla mia vita».
