CIA Sardegna esprime preoccupazione circa il difficile momento che stanno vivendo l'isola e il comparto primario, mentre l’agricoltura sarda può avere un valore inestimabile, può rafforzare la nostra identità culturale, può rappresentare il nostro stile di vita, uno dei nostri migliori patrimoni; garantendo il presidio e la conservazione del suolo, la tutela delle condizioni ambientali e dei paesaggi, oltre che la produzione di ossigeno e la tutela della biodiversità.

Il dibattito sulla crisi nel settore dell'agricoltura coinvolge più comparti: dal suinicolo a quello ovi-caprino, dal bovino al cerealicolo, dall'ortofrutta al vitivinicolo. Si registrano aspetti preoccupanti che riguardano, soprattutto, le difficoltà economiche, il calo dei redditi, la crescita dei costi di produzione, la mancanza di efficaci strategie di politica economica.

A questo preoccupante scenario si aggiunge il fatto che le aziende agricole e zootecniche sarde, a causa delle persistenti mutazioni climatiche, che alternano lunghi periodi siccitosi a piogge torrenziali, affrontano situazioni di grande sofferenza e danni, che i ristori non riescono a colmare.

Le materie prime come concimi, sementi, gasolio, energia elettrica, non fermano la corsa al rialzo: questo aspetto indebolisce la capacità di far fronte ai costi di produzione, con il rischio concreto di abbandoni e chiusure delle attività. È in aumento il divario tra prezzi pagati alla fonte per il conferimento dei produttori rispetto a quanto pagato al banco di vendita dai consumatori. L’inasprirsi dei dazi doganali si unisce alle ulteriori difficoltà da considerare. Questo contesto si aggrava ulteriormente a causa dell'arretratezza strutturale delle campagne sarde, resa ancora più intensa dall'insularità.

CIA Sardegna sottolinea nel suo impegno che è utile invertire la rotta delle politiche economiche distorsive applicate negli anni a svantaggio di agricoltura e sviluppo rurale. Anche l'accordo UE-MERCOSUR, che potrebbe costituire un’opportunità per lo sviluppo del commercio tra UE e il Sud America, non deve tradursi in uno svantaggio per l’agricoltura. Al contrario, va garantita la reciprocità su regole e condizioni produttive, nonché sui controlli adeguati da applicare agli standard produttivi e sanitari.

L'azione di CIA Sardegna interessa tutta l'isola e passa attraverso un processo di consultazione della sua base associativa (imprenditori agricoli, tecnici), dei gruppi dirigenti e della società sarda nel suo complesso. In questa condivisione di intenti, occorre migliorare la conoscenza del patrimonio produttivo agricolo sardo, soprattutto delle tipologie a rischio, così come stimolare il consumo con campagne di promozione e con una puntuale programmazione. Nel bilancio dell’Unione Europea vanno mantenuti e garantiti gli attuali livelli di finanziamento, non sono accettabili ridimensionamenti delle risorse destinate alla PAC e tanto meno annacquamenti delle stesse in fondi indistinti che ne renderebbero aleatoria la destinazione all’agricoltura, sancendo la fine della Politica Agricola Comunitaria.

Il comparto cerealicolo isolano, che in passato ha dato lustro alla Sardegna, è da ricostruire, rilanciando le produzioni di grano, mais e granaglie. Nel settore ovi-caprino occorre costruire regole certe che garantiscano, per determinare il prezzo del latte, la giusta redditività al lavoro dei pastori. Il comparto ortofrutticolo subisce le instabilità del mercato, sarebbe utile rafforzare le OP, vantare una presenza nel mercato sardo, nazionale e internazionale, oltre che evitare rischio fitosanitario.

In questo contesto è essenziale disporre di risorse idriche, che unite a terra e energia, costituiscono gli elementi cardine per avere produzioni adeguate e margini di guadagno sostenibili. L'agricoltura sarda, se sostenuta, può regalare il suo concreto contributo alla rinascita del settore e al sostegno dell’intera economia dell’isola.

Informazione promozionale a cura di CIA Sardegna

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