Con la Seconda guerra mondiale accadde quello che era già avvenuto con la Prima: le donne entrarono massicciamente nel mondo del lavoro occupando i posti lasciati liberi dagli uomini mandati a combattere. Vennero impiegate nelle fabbriche, nelle scuole, nell’amministrazione pubblica, nei trasporti, nell’agricoltura e nei servizi. Ma la grande svolta arrivò l’8 settembre 1943, quando l’esercito, lasciato a sé stesso, fu allo sbando. A quel punto furono molte le donne a scendere in piazza contro la guerra con il motto “non si parte”, ma la conclusione del conflitto non era ancora vicina. Furono sempre le donne ad aiutare i soldati renitenti, a cui fornirono nascondigli, cibo e vestiti affinché non si facessero scoprire con la divisa ancora addosso.

La Resistenza rappresentò un momento di ribellione di massa, una sorta di risveglio delle coscienze che vide tante donne appartenenti a ogni strato sociale, di ogni idea politica e religiosa, prendere consapevolezza della necessità di ribellarsi al nazifascismo e di por fine al più tragico conflitto che sia toccato all’umanità. Alla guerra di Liberazione contro i nazifascisti parteciparono più di centomila donne, alcune combattenti, altre addette alla logistica, come le staffette. Tra le partigiane si calcola che circa 5000 vennero arrestate, torturate e condannate; 2750 furono deportate e 623 vennero fucilate o caddero in combattimento. A esse si aggiunse un gran numero di donne incarcerate o uccise per aver fiancheggiato i partigiani, nascondendoli o sfamandoli.

Mirella Alloisio era una di quelle donne partigiane. Classe 1925 è oggi una delle ultime testimoni di quell’epoca drammatica che ha deciso di raccontare nel volume Quand’ero Rossella (Manni, 2026, pp. 112, anche e-book), animata da una convinzione precisa: “La storia straordinaria, della Resistenza e delle donne nella Resistenza, è un patrimonio che resta e deve guidarci”.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Ma chi è Mirella Alloisio? Una delle tante giovani nate sotto il fascismo. Di famiglia operaia socialista, respira nella natia Sestri Levante l’antifascismo fin dall’infanzia, e la scelta di entrare nella Resistenza dopo il 25 luglio ’43 è pressoché naturale.

Mirella (nomi di battaglia Olga, Marika e poi Rossella: si cambia ogni volta che c’è pericolo di essere scoperta) riveste un ruolo importante nel Comitato di liberazione ligure, tenendo i collegamenti con i Cln periferici, con il gruppo degli intellettuali e con la segretaria del Comando militare.

Le attività di Mirella sono molto varie, rischiose e vissute con cognizione di causa, nel contesto eccezionale di Genova, unica città occupata in cui i nazisti firmano la resa con i partigiani. Come scrive lo storico Carlo Greppi introducendo il volume: «Pur giovanissima, Mirella apprende le regole della clandestinità e si distingue in pericolose operazioni di intelligence; impara che la libertà si ottiene a duro prezzo: vedendo i propri compagni cadere. E sa benissimo, arrivata diciannovenne alla Liberazione, che la lotta non è che cominciata – perché la democrazia degli inizi era, e sarebbe rimasta, fragile; e perché i diritti fondamentali conquistati dalle donne in quel clima maturato anche tra l’acciaio dei cantieri e i fischi delle sirene, con il suo culmine nei “venti mesi” resistenziali, sono tutto fuorché acquisiti».

Quand’ero Rossella è quindi un libro di memorie e di aneddoti ma anche animato da una grande consapevolezza politica, frutto di una conoscenza profonda del ruolo specifico e determinante delle donne nella lotta di Liberazione. Una testimonianza diretta e preziosa di una grande partigiana - arricchita da schede di approfondimento sui momenti salienti del fascismo, della guerra, della Resistenza – e pensata anche per un pubblico di ragazzi e ragazze, affinché continuino a coltivare gli ideali che alimentarono la guerra contro il nazifascismo.

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