Questa mattina, nell’aula magna dell’istituto Othoca, le classi prime hanno vissuto un incontro che difficilmente dimenticheranno. Ospite della scuola è stato Daniel Zaccaro, protagonista di una storia vera di caduta e rinascita che ha tenuto gli studenti con il fiato sospeso per tutta la durata dell’evento. L’iniziativa è stata promossa nell’ambito di “Partecipo e Conto”, il progetto della Regione Sardegna che per la prima volta porta il bilancio partecipativo in tutte le scuole secondarie di secondo grado dell’isola, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alle istituzioni, promuovere la cittadinanza attiva e favorire l’inclusione.

A volerlo fortemente questo incontro, sono state le rappresentanti d’Istituto della scuola che hanno individuato in Daniel la voce giusta per parlare alle loro compagne e ai loro compagni. «Conoscevamo la sua storia e sapevamo che aveva qualcosa di importante da dire», raccontano le rappresentanti. «Non volevamo un incontro formale, volevamo qualcuno che parlasse davvero, che non avesse paura di raccontare anche le parti più difficili di sé. Daniel lo fa, e lo fa in modo che ti prende allo stomaco. Abbiamo pensato che per i ragazzi delle prime, che stanno appena cominciando il loro percorso qui, fosse un messaggio potente: le scelte contano, ma nessuno è perduto per sempre».

La storia di Daniel Zaccaro è quella di un bambino cresciuto a Quarto Oggiaro, periferia di Milano, in un clima familiare segnato da tensioni e ristrettezze economiche. Il calcio è la sua salvezza e a dieci anni indossa la maglia dell’Inter. Ma quando, durante una partita, sbaglia il goal decisivo, quel sogno si frantuma. E con esso, qualcosa dentro di lui. Alle medie diventa il bullo che tutti temono, convinto che l’unico modo per farsi rispettare sia incutere paura. Quella convinzione lo porta lontano, lontanissimo, fino alle rapine, fino al Beccaria, il carcere minorile di Milano. «Molti mi davano per perso», ha detto Daniel rivolgendosi direttamente agli studenti. «Ero quello irrecuperabile. Ma poi ho incontrato don Claudio, il cappellano del carcere, e qualcosa ha cominciato a muoversi. Non è successo dall’oggi al domani. È stato un cammino lento, fatto di piccoli passi, di fiducia guadagnata giorno per giorno nella comunità che mi ha accolto. Ho imparato a guardare le cose da una prospettiva diversa. Ho capito che la rabbia che portavo dentro non era forza, ma una prigione più grande di qualsiasi carcere». Le parole di Daniel hanno riempito la sala di un silenzio attento, partecipe. Molti studenti si sono avvicinati alla fine per parlare con lui di persona.

Il dirigente scolastico Serafino Piras ha sottolineato il valore profondo di questo tipo di incontri per la formazione dei giovani. «La scuola non è solo trasmissione di contenuti disciplinari», ha spiegato. «È anche questo: fare incontrare i ragazzi con storie vere, con persone che hanno attraversato il buio e ne sono uscite. Daniel ci ricorda che dietro ogni ragazzo difficile c’è una storia e che quella storia può cambiare. Siamo grati alle nostre rappresentanti d’istituto per aver promosso questa iniziativa con tanto entusiasmo e sensibilità, e alla Regione Sardegna per aver creato, con “Partecipo e Conto”, uno spazio in cui i giovani possono davvero sentirsi protagonisti».

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